39. Ad ogni modo, bisogna ricordare che la Chiesa latina sottolinea particolarmente gli aspetti giuridici del matrimonio, che hanno portato alla bella convinzione che gli stessi sposi sono ministri del Sacramento[30]. Con il loro consenso, essi danno origine all’unione matrimoniale unica ed esclusiva, dato oggettivo prima di qualsiasi esperienza o sentimento, anche spirituale. I Padri orientali, e le Chiese orientali, enfatizzano maggiormente gli aspetti teologici, mistici ed ecclesiali di un’unione che, grazie alla benedizione della Chiesa, si arricchisce nel tempo sotto l’impulso della grazia, mentre la comunione tra i coniugi è sempre più integrata nella comunione ecclesiale. Ecco perché in Oriente il rito del matrimonio, con tutti i suoi segni, la preghiera e i gesti del sacerdote, è stato maggiormente valorizzato. Già San Giovanni Crisostomo parla dell’incoronazione degli sposi (stephánōma) compiuta dal sacerdote e ne spiega il significato mistagogico: «Per questo motivo vengono poste delle corone sulle loro teste, come simbolo di vittoria, poiché, essendo rimasti imbattuti, giungono al letto matrimoniale»[31].
40. Al tempo stesso, in Oriente prevale una visione più positiva dell’aspetto relazionale, che si esprime anche nell’unione sessuale nel matrimonio, senza ridurne la finalità alla sola procreazione. Ciò è testimoniato, ad esempio, quando San Clemente Alessandrino prende fortemente le distanze da coloro che considerano il matrimonio un peccato, anche quando lo tollerano al fine di garantire il prolungamento della specie. Egli invece ribadisce: «Se è peccato il matrimonio secondo la Legge, non so come uno possa dire di conoscere Dio quando afferma che il comando di Dio è peccato! No, se “santa è la Legge”, santo è il matrimonio»[32]. Per San Giovanni Crisostomo, inoltre, il matrimonio «non è da ritenersi una compravendita, ma una comunione di vita»[33], e sottolinea che la continenza esagerata nel matrimonio poteva mettere a rischio l’unità matrimoniale.
41. L’unità e la comunione coniugale come riflesso dell’unione tra Cristo e la Chiesa (cf. Ef 5,28-30) è un tema particolarmente sviluppato dai Padri orientali, e San Gregorio Nazianzeno ne trae concrete conseguenze spirituali: «È bello per la donna rispettare Cristo attraverso il marito, ed è bello per l’uomo non disprezzare la Chiesa attraverso la moglie […]. Ma che anche il marito abbia cura della moglie: e, infatti, Cristo ha cura della Chiesa»[34].
[[30] Cf. Pio XII, Lett. enc. Mystici Corporis Christi (29 giugno 1943), «Matrimonio enim, quo coniuges sibi invicem sunt ministri gratiae, externo Christianae consortionis providetur ordinateque incremento»: AAS 35 (1943), 202.
[31] Giovanni Crisostomo, Homiliae in Epistolam I ad Timotheum., hom. 9, cap. II: PG 62, 546. La Commissione Teologica Internazionale ha cercato di accogliere lo sguardo dell’Oriente cristiano spiegando che bisogna evitare che il valore del consenso dei coniugi «faccia del sacramento una pura e sola emanazione del loro amore. Il sacramento come tale appartiene totalmente al mistero della chiesa in cui sono introdotti, in modo privilegiato, dal loro amore coniugale» (Commissione Teologica Internazionale, La dottrina cattolica sul sacramento del matrimonio [1977], B. Le “sedici tesi cristologiche” di Gustave Marthelet, S.I., approvate “in forma generica” dalla Commissione Teologica Internazionale, tesi 10).
[32] Clemente di Alessandria, Stromata III, 12: PG 8, 1185B, che cita Rm 7,12.
[33] Giovanni Crisostomo, Quales ducendae sint uxores, 3: PG 51, 230 (corsivo aggiunto).
[34] Gregorio Nazianzeno, Oratione 37, 7: PG 36, 291.

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