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sabato 27 giugno 2026

SAN BONAVENTURA E SANT'ALFONSO SUL MATRIMONIO / UNA CARO 18. nn. 42 - 45

Sant'Alfonso de' Liguori


Alcuni autori medievali e moderni

42. Nel pensiero di San Bonaventura sul matrimonio, sostanzialmente omogeneo a quello di San Tommaso, di cui si dirà più avanti, possiamo individuare una riflessione, nel quadro di una visione teologale, che include la necessità della consumazione perché il matrimonio possa significare pienamente l’unione tra noi e Cristo: «Poiché il consenso, in quanto consenso sull’agire futuro, non è propriamente consenso, bensì promessa di esso; e poiché il consenso, invero, prima dell’unione carnale non produce una unione piena, dato che non sono ancora una sola carne, ne consegue che attraverso le parole sul futuro si dice che il matrimonio ha avuto inizio, è ratificato con parole riferite al presente, ma consumato nell’unione carnale, perché allora sono una sola carne e diventano un solo corpo; e con ciò viene significata pienamente quell’unione che è tra noi e Cristo. Allora, infatti, pienamente il corpo di uno è dato al corpo dell’altro»[35].

43. È utile ricordare anche il pensiero teologico-pastorale di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, che presenta l’unione e il mutuo dono degli sposi in un modo integrale (ivi inclusi i rapporti sessuali), presentandoli come fini intrinseci essenziali, mentre considera la procreazione come fine intrinseco ma accidentale. Pertanto, egli sostiene che «si possono considerare tre fini nel matrimonio: fini intrinseci essenziali, intrinseci accidentali, e fini accidentali estrinseci. I fini intrinseci essenziali sono due: il dono reciproco con l’obbligo di soddisfare il debito [cioè i rapporti sessuali], e il vincolo indissolubile. I fini intrinseci accidentali sono egualmente due: la generazione della prole, e il rimedio della concupiscenza»[36].

44. Sant’Alfonso si riferisce pure a dei fini estrinseci, come il piacere, la bellezza e tanti altri, che sono leciti[37]. In questo modo, il santo Dottore della Chiesa tenta di arricchire la visione sul matrimonio per poter sviluppare un approccio pastorale che aiuti i coniugi a vivere la loro unione in un modo più ricco e stimolante. È permesso desiderare il matrimonio anche in base all’attrazione particolare per qualcuno di questi fini estrinseci, perché, sempre che non si escludano i fini principali, ciò «non è un disordine»[38].

45. Più vicino ai nostri tempi, il teologo e filosofo personalista Dietrich von Hildebrand riprende l’enfasi sulla centralità dell’amore nel matrimonio data dall’insegnamento di Papa Pio XI, al fine di approfondire la comprensione delle proprietà e dei significati del matrimonio stesso[39]. Rispetto all’argomento in questione, egli distingue due forme di unione che si completano a vicenda e arricchiscono l’approccio iniziale di questo documento: la prima forma di unione si esprime con il pronome “noi”, la seconda con la coppia “io-tu”. Nell’“io-tu” i due si trovano faccia a faccia, si danno l’uno all’altra, in modo tale che «l’altra persona agisce interamente come un soggetto, mai come un mero oggetto»[40]. Ciò comporta anche il passaggio dalla considerazione dell’altro come un “lui”, a una che arriva a riconoscerlo come un “tu”. Invece, quando l’unione è considerata come un “noi”, l’altro è con me, è al mio fianco, camminando insieme motivati dalle cose comuni che ci uniscono[41]. L’unione coniugale vive di entrambe le esperienze.


[35] Bonaventura, Breviloquium, VI, 13, 3, tr. a cura di M. Aprea, in Opuscoli teologici/2. Breviloquio, Opere di San Bonaventura 5/2, Città Nuova, Roma 1996, 293-295.

[36] A.M. de’ Liguori, Theologia moralis (Editio nova Leonardi Gaudé), Typis Polyglottis Vaticanis, Roma 1912, lib. VI, tract. VI, cap. II, dub. I, n. 882.

[37] Cf. Ibid., n. 882: «Invece, i fini accidentali estrinseci possono essere molti, come il conseguimento della pace, la ricerca del piacere, ecc.».

[38] Ibid., n. 883.

[39] Cf. D. von Hildebrand, Il matrimonio, tr. a cura di B. Magnino, Morcelliana, Brescia 1959.

[40] Id., Metaphysik der Gemeinschaft. Untersuchungen über Wesen und Wert der Gemeinschaft, Kirche und Gesellschaft 1, Haas & Grabherr, Augsburg 1930, 40.


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