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lunedì 3 febbraio 2020

CORONAVIRUS E "SINCERA CONFESSIONE SETTIMANALE"



Per rispondere alla nuova epidemia del coronavirus molti chiamano ad una preghiera fiduciosa e corale al Signore. A questo ci associamo di cuore totalmente. Siamo figli e Gesù ha detto di pregare incessantemente chiamando Dio “Padre”, “Abbà”, e, anzi, san Giacomo, sapendo che passiamo momenti diversi, raccomanda: “Chi tra voi è nel dolore, preghi; chi è nella gioia salmeggi…” (Gc 5,13). Infatti “molto potente è la preghiera fervorosa del giusto” (Gc 5,16). Questo però si deve fare con lo spirito giusto cioè, “gettando in lui ogni vostra preoccupazione, perché (Dio) ha cura di voi” (1P 5:7). "Se Dio non fosse misericordioso sempre, con tutto quello che facciamo ci avrebbe eliminati da tempo!" mi ha detto un'amica ieri sera. Il primo fine della preghiera del cristiano deve essere sempre la conversione, il voler fare la volontà di Dio, qualunque essa sia.
Qualcuno raccomanda la confessione sincera. Anche a questo ci associamo pienamente. Ecco l’avviso che abbiamo messo in bella vista all’entrata della parrocchia:

CONFESSIONI
“Ecco, io faccio nuove tutte le cose”
L’esperienza del perdono di Dio è fondamentale per la nostra vita e gioia cristiane. Per questo la Chiesa ti invita a ricevere ogni volta che sia necessario, o soltanto opportuno, l’assoluzione sacramentale dei tuoi peccati.
Non esitare a chiedere questo sacramento ai tuoi sacerdoti. Se liberi da altri impegni, si metteranno a tua disposizione in ogni momento, oppure su appuntamento.

Papa Francesco durante il Giubileo della Misericordia ha pubblicato un libro per spiegare come vivere la Misericordia e al centro ha posto la confessione sacramentale!
Ma qualcuno mette come condizione per “intenerire il cuore di Dio” tra altri mezzi di pietà più o meno realistici, la confessione settimanale. Se è necessario questo per preservare la gente della parrocchia dal flagello dell’epidemia, a san Castrese siamo spacciati! Facciamo solo due conti: in parrocchia ci sono 22 000 abitanti. Ci sono almeno 15000 persone in età di confessarsi. Se ci vogliono 2 minuti in media per una confessione (ed è veramente un minimo!) 15 000 confessioni rappresentano 30 000 minuti. Ossia 500 ore! Siamo in due sacerdoti. Quindi 250 ore di confessione alla settimana per ognuno. Vogliamo confessare 10 ore al giorno? Ci vorrebbero 25 giorni in ogni settimana che finora è sempre state fatta di 7 giorni. Che dire di certe diocesi di Africa equatoriale in cui c'è un sacerdote per 30, 40 000 battezzati? Chi fa queste proposte non sa quello che dice e chi diffonde i suoi messaggi dimostra di non comprendere ciò che diffonde. E questo è un gravissimo e diffuso problema.
Ma quello che è peggio è che, se la confessione sacramentale è necessaria nella nostra vita di battezzati, e la confessione frequente è raccomandabile, la confessione settimanale indicata come regola obbligatoria per raggiungere la perfezione, oppure ottenere le grazie desiderate, non aiuta assolutamente alla conversione. Purtroppo questo “populismo religioso” trova sempre chi applaude, anche se magari lui stesso non mette in pratica ciò che raccomanda agli altri. Alla fine questi meccanismi distraggono dall’essenziale del Cristianesimo e fanno pensare che sia una religione bigotta distaccata dal reale.


domenica 2 febbraio 2020

LUCE, OBBEDIENZA, CONSACRAZIONE / Presentazione di Gesù al Tempio



Luce, obbedienza, consacrazione.
Luce: Gesù è Luce e illumina la nostra vita, affinché siamo salvi e anche noi possiamo illuminare gli altri, vivendo come figli della luce come abbiamo promesso nel nostro battesimo.
Obbedienza: Tutti conosciamo la scena della presentazione al Tempio e le persone che vi appaiono. Ben quattro volte viene ripetuto in questo testo: “Come è scritto nella legge del Signore” o espressioni simili. Giuseppe, Maria e Gesù non pretendono posizioni di privilegio, esenzioni, ma obbediscono in tutto alle prescrizioni della legge, umilmente, portando l’offerta di chi non ha tanti mezzi. Prima di insegnare agli altri, Gesù si sottomette ad un lungo tirocinio di obbedienza. Simeone era guidato dallo Spirito Santo. E Dio, dice Pietro al Sinedrio, da “lo Spirito Santo a quelli  che gli obbediscono”! (Atti 5,32). Simeone era profondamente obbediente. Anche Anna, rimasta vedova molto giovane, ha trasformato la sua lunga vedovanza e solitudine in zelo per il Signore anche adesso nella sua tarda età. Per questo Simeone e Anna possono riconoscere Gesù. La vita cristiana non è realizzare i nostri progetti, e non si misura al successo ma nel fare con amore la volontà di Dio.
Consacrazione: scopriamo la saggezza della legge di Dio. Ogni primogenito, sia di animale domestico che di donna deve essere consacrato al Signore. In questo c'è un atto di culto nel riconoscere che la vita viene da Dio e che l’uomo non ne è proprietario. C'è in parrocchia un bellissimo leggio. Quando si è pensato di comprarlo, un giovane ha detto: “oggi ricevo il primo stipendio, lo dedico a pagare questo leggio”. Consacrare a Dio i soldi ma sopratutto la vita! L’uomo non può disporne della vita a suo piacimento per sfruttarla, o per pianificarla, o ucciderla. Questo vale per tutti gli animali ma in particolare per i figli! Altrimenti le conseguenze sono disastrose. Infatti i guai sono cominciati fin da subito. Quando Eva partorisce il suo primogenito lo chiama Caino “l’acquistato” e ringrazia il Signore ma Caino diventa il suo cocco, lo vizia, è lui che ha tutti i diritti, il secondo è solo Abele, “soffio”, “vanità”. E quando Dio gradisce l’offerta di Abele, Caino non lo può sopportare e lo uccide. Il figlio unico non risolve il problema, anzi, lo aggrava. Ha ancora di più su di sé tutte le attenzioni e l’amore nevrotico dei genitori. Invece il maggiore deve essere del Signore, avere in lui un ideale di libertà da realizzare. E deve anche, in qualche modo, sentire la responsabilità di dare il buon esempio ai suoi fratelli più piccoli. Allo stesso modo chi è “fratello maggiore” nella parrocchia.

Prima Lettura  Ml 3,1-4
Entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate.

sabato 1 febbraio 2020

L'EPIDEMIA DI CORONAVIRUS E GESU' CHE DORME / sabato III sett. T.O.

Cardinal John Tong arcivescovo di Hong Kong, confrontato con il coronavirus.

I discepoli stanno in barca con Gesù e si scatena una grande tempesta di vento e la barca rischia di affondare. Gesù dorme!!! Lo svegliano e lui calma la tempesta, ma poi rimprovera i suoi discepoli: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
Come si fa a non avere paura, a non preoccuparsi del silenzio di Dio “che dorme”? Perché “Dio dorme” tante volte? Ricordo una vecchietta che dopo aver ascoltato questo Vangelo dice: “ma i discepoli avevano fede visto che hanno pregato!” Allora perché Gesù dice che non hanno fede? Si può pregare senza fede? Certo! Il Vangelo di oggi significa che se uno ha fede non deve fare nulla, lasciar andare gli avvenimenti senza mai intervenire?
Di fronte alla minaccia dell’epidemia del coronavirus comincia a circolare un audio di un tal Padre Giovanni che propone processioni, messe contro le calamità per trenta giorni, confessione sincera settimanale, digiuno dalle trasmissioni televisive immorali per trenta giorni, ecc. Che, in questi ultimi 50 anni, Dio sia stato evacuato dalla vita delle famiglie italiane, è più che evidente e i frutti negativi si vedono. E i preti che continuano a consolarsi con il numero ancora alto di battesimi si auto ingannano e ingannano i loro fedeli, se li lasciano credere di essere comunque cristiani. Che il ricorso alla preghiera sia sacro santo, anche quando il demonio ti suggerisce di non farlo perché prima non pregavi e “lo fai solo nel  momento della necessità”, non c'è dubbio. Ma padre Giovanni inganna anche lui la gente perché è ingannato lui stesso. Dice due cose false: se tutti i preti celebrassero le messe contro il terremoto non ci sarebbero terremoti; Non è vero. Se preghiamo tanto, tutto il paese in ginocchio davanti al tabernacolo, “Dio si intenerirà!”. Dio non può non essere tenero verso di noi, sempre, qualsiasi sia il nostro comportamento!
Proprio il Vangelo di oggi ci dice che anche quando “Gesù dorme” Dio veglia su di noi. Dio ci ha amati per primo, ci ha creati “per primo”, ci ha redenti “per primo”. “Noi non abbiamo amato Dio, ma egli ha amato noi” (1 Giovanni 4,10; leggi tutto il Capitolo 4). Non si tratta quindi di svegliare Dio ma di svegliarci noi. Di “conoscere e di credere all’amore che Dio ha per noi” (cf. 1 Gv 4,16). Se ho creduto davvero all’amore non ho più alcun timore e non posso non amare il prossimo che Dio ama come egli ama me. P. Giovanni – che forse è confrontato ad una mentalità secolarizzata diffusa tra i suoi confratelli – dovrebbe leggere meno l’indice delle messe nel Messale e un po’ di più la Scrittura, in particolare il Nuovo Testamento, lasciarsi evangelizzare. Forse gli basterebbe rileggere il Padre Nostro nel Vangelo di Matteo (6,5-13). Chiamerebbe tutti alla preghiera, forse con ancora più vigore, ma a una preghiera diversa, non egoista, non spaventata, non pagana. Preghiamo da figli che si appoggiano all’amore di Dio e vivono in ascolto del suo Spirito non solo per scampare dal coronavirus, ma per essere salvati, per avere la Vita Eterna.
Ma dove stanno i cristiani dalla fede matura? Preferisco l’intervento del Cardinale di Hong Kong, che tiene conto dell’ansia e della preoccupazione naturali tra i fedeli, ancora più forti per la vicinanza dal punto di partenza del contagio.
“Cari fratelli e sorelle, Hong Kong sta attualmente affrontando la grave sfida dell’epidemia: credo che tutti noi siamo molto ansiosi e preoccupati per la nostra salute personale e per quella delle nostre famiglie in questo periodo. Come cristiani, non dimentichiamoci di rivolgerci a Dio in qualsiasi situazione, confidare nelle sue cure e ricevere da lui la forza spirituale”. (...)

Prima Lettura   2 Sam 12, 1-7. 10-17
Ho peccato contro il Signore.

venerdì 31 gennaio 2020

PERSECUZIONE DEI CRISTIANI; IL CASO DEL CARDINALE BARBARIN



La persecuzione dei cristiani è un fatto molto serio di cui parla spesso il Papa. Le statistiche dicono che tra i credenti i cristiani sono i più perseguitati anche se purtroppo la piena libertà religiosa è negata in molte parti del mondo anche a credenti di tutte le altre fedi e religioni.

Un fatto nuovo in questo periodo recente, però, è il cosiddetto “ecumenismo del sangue”: i cristiani sono perseguitati allo stesso modo che siano ortodossi, protestanti o cattolici. Questo fenomeno si va affermando di pari passo che avanza il cammino di ritorno alla piena unità che stanno facendo i cristiani delle varie confessioni. L’unità dei cristiani è un dovere per noi. Gesù nell’Ultima Cena pregava il Padre: “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.” (Giovanni 17,20-23). Papa Francesco mette spesso in risalto questo aspetto: “se siamo uniti nella morte, nella persecuzione, come possiamo essere divisi nella vita?”. Ricordiamo la frase rivoluzionaria di Papa Giovanni XXIII, frutto in particolare della sua vita in paesi in cui i cattolici erano minoranza: “Sono molto di più le cose che ci uniscono che non quelle che ci separano”. Guardare all’altro partendo da ciò che ci unisce e non da ciò che ci separa, non significa negare ciò che ci separa, né abbandonare la ricchezza che mi è stata trasmessa, ma abbattere muri di separazione che il Signore Gesù ci ha supplicato di non creare, e dare un’opportunità ad un cammino di riconciliazione. Il cardinale Tuckson, del Ghana, è nato da un genitore cattolico e l’altro protestante e ha qualche zio musulmano. Dice: “si può vivere nell’armonia pur appartenendo a confessioni e anche religioni diverse e senza confusioni”. Normalmente i cristiani dovrebbero essere i più preparati a vivere in queste situazioni perché l’esempio di Gesù e la fede che ne scaturisce si caratterizzano per l’amore al nemico, il servizio gratuito a tutti, il riconoscere addirittura la presenza del Cristo in tutti i bisognosi e piccoli, senza distinzione di razza e di religione… Purtroppo non sempre i gruppi cristiani fanno la loro unità solo sul Vangelo meditato e vissuto appassionatamente. Quando non si mette tutto il Vangelo alla base della nostra vita le conseguenze possono essere disastrose in ogni campo. Per esempio, la Chiesa Cattolica non ha mai professato l’antisemitismo. Ma molti cattolici sì. E come spiegò il rabbino Jacob a papa Giovanni XXIII, la Shoah era il risultato dell’ “insegnamento del disprezzo” verso gli ebrei che era comune nella Chiesa prima della seconda guerra mondiale.

giovedì 30 gennaio 2020

LA CHIESA NON VA? AIUTALA DIVENTANDO SANTO!



Ho trovato queste citazioni di Madre Teresa che riporto volentieri.
Madre Teresa di Calcutta, quando sentiva qualcuno che si lamentava perché vedeva poca santità nella Chiesa, rispondeva:  “Ti lamenti perché vedi poca santità nella Chiesa? Aiutala! Fatti santo!”.
E aggiungeva, con sapienza: “Non serve a niente gridare: E’ buio! E’buio!, quando è buio; l’unica cosa che dobbiamo fare è accendere la luce; anzi l’unica cosa importante è diventare luce, lasciandosi accendere da Gesù”.

San Pietro d’Alcantara (1499 - 1562) rispondeva allo stesso modo. Egli è vissuto nel periodo terribile dello scisma di Lutero, provocato secondo lo stesso Papa di allora, Adriano VI, dalla corruzione dilagante nella Curia Romana. Era anche il periodo lungo e intermittente del Concilio di Trento (durò 22 anni!) che sembrava non arrivare a nessuna conclusione. Se un laico si lamentava dei problemi e degli scandali nella Chiesa – e gli scandali erano veramente tanti e gravi – egli rispondeva: “Diventiamo più santi noi due e la Chiesa migliorerà”.

Più vicino a noi, tutti conosciamo Padre Pio, condannato ingiustamente dalla Santa Sede, sulla base di una relazione medica totalmente menzognera in quanto quel medico non l’aveva mai visitato. La gente voleva fare proteste e lui li fermava: “Volete protestare contro la nostra Madre la Chiesa?”

Gli esempi si possono moltiplicare perché tutti i veri discepoli di Gesù si sono comportati allo stesso modo. È strano che tutti i Santi abbiano avuto lo stesso atteggiamento nel loro amore verso la Chiesa e le sofferenze di Gesù, e tanti oggi per “un grande amore alla Chiesa” trovino doveroso di criticare e seminare dubbio e sconcerto tra i fedeli. Gesù ha detto agli apostoli che la loro unità sarà il segno tramite il quale il mondo crederà. Se la gente di fuori vede gli stessi cattolici criticare il Papa e non si mantiene l’unità, la testimonianza cristiana è minata dalle fondamenta. E il demonio raccoglie.

Comportarsi in figlio della Chiesa rispettoso del Papa e dei pastori non significa non voler capire di più. Anche il confronto sui problemi di fede è buono ma per essere fruttuoso ha le sue regole che devono essere rispettate e troppo spesso non lo sono (vedi nel Diritto canonico i canoni sui fedeli, in particolare il canone 212). In particolare avere la misura della propria scienza e formazione intellettuale, della propria conoscenza della situazione e anche del proprio coinvolgimento reale nel problema. La Chiesa - dal primo giorno - si estende e convince perché manifesta che Gesù, ucciso per i peccati nostri e di tutta l'umanità, ha vinto la morte ed è vivo in mezzo a noi. La Chiesa convince con la carità, per la qualità della sua testimonianza, non per le discussioni che si fanno.

mercoledì 29 gennaio 2020

LOTTARE PER CUSTODIRE LA PAROLA DI DIO / mercoledì III sett. T.O.




Il seminatore uscì a seminare. 
Marco ci dona come prima parabola quella del seminatore, presentandola come basilare, anche per comprendere tutte le altre parabole.
Quello che conta per spezzare il regno del male, la schiavitù dell’uomo, è che cresca in lui la Parola di Dio. Infatti se è solo Dio che dona la vita (è lui il seminatore), Egli si rivolge a creature libere e dotate di intelligenza, e quindi il terreno (noi) porterà frutto grazie ad un dialogo in cui accogliamo una Parola creatrice.
Ma ci sono ostacoli. Faccio fatica a comprendere cosa significa quando il demonio porta via la Parola, ma l’immagine della strada fa vedere il pericolo di non lottare continuamente contro la durezza di cuore. Capisco molto più facilmente cosa può significare la mia incostanza, la mia non perseveranza, e il mio scoraggiarmi di fronte alle difficoltà. Assiduità, assiduità fratelli! Comprendo anche quanto le preoccupazioni del mondo, del “quello che diranno”, del “purtroppo non ho tempo” o del “rimandare”, il chiudermi nella ricerca di sicurezze, o nel lasciarmi dominare da qualche idolo, possano soffocare la Parola e non permetterle di portare frutto. Tutto viene da te Signore, ma insegnaci a lottare! Infatti sono convinto che sotto la strada, sotto le pietre, sotto le radici dei rovi, c'è buona terra.

Prima Lettura   2 Sam 7, 4-17
Io susciterò un tuo discendente dopo di te e renderò stabile il suo regno. 

martedì 28 gennaio 2020

OH, COME E' GLORIOSO, SANTO E GRANDE AVERE IN CIELO UN PADRE. / martedì III sett. T.O.



Gesù insegna alla folla, arrivano i suoi parenti e lo mandano a chiamare. Non sono venuti per partecipare all’incontro. Hanno un problema di parentela da risolvere con lui, ed egli deve interrompere tutto per ascoltarli. Ma lui afferma che in Dio c'è una fraternità, una parentela più forte e bella dei legami di sangue.
San Francesco commenta questo Vangelo in modo stupendo nella “Prima Lettera a tutti i fedeli”
(ESORTAZIONE AI FRATELLI E ALLE SORELLE DELLA PENITENZA)
«Nel nome del Signore!
CAPITOLO I – Di coloro che fanno penitenza
Tutti coloro che amano il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima e la mente, con tutta la forza (cf. Mc. 12,30) e amano i loro prossimi come se stessi (cf. Mt. 22,39), e hanno in odio i loro corpi con i vizi e i peccati, e ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, e fanno frutti degni di penitenza (cf. Lc. 3,8):
Oh, come sono beati e benedetti quelli e quelle, quando fanno tali cose e perseverano in esse; perché riposerà su di essi lo Spirito del Signore (cf. Is. 11,2) e farà presso di loro la sua abitazione e dimora (cf. Gv. 14,23); e sono figli del Padre celeste (cf. Mt. 5,45), del quale compiono le opere, e sono sposi, fratelli e madri (cf. Mt. 12,50) del Signore nostro Gesù Cristo.
Siamo sposi, quando l’anima fedele si unisce al Signore nostro Gesù Cristo per virtù di Spirito Santo. Siamo suoi fratelli, quando facciamo la volontà del Padre che è nei cieli (Mt. 12,50). Siamo madri, quando lo portiamo nel cuore e nel corpo nostro per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza, lo generiamo attraverso le opere sante, che devono risplendere agli altri in esempio (cf. Mt. 5,16).
Oh, come è glorioso, santo e grande avere in cielo un Padre!
Oh, come è santo, fonte di consolazione, bello e ammirabile avere un tale Sposo!
Oh, come è santo e come è caro, piacevole, umile, pacifico, dolce, amabile e desiderabile sopra ogni cosa avere un tale fratello e un tale figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, il quale offrì la sua vita (cf. Gv. 10,15) per le sue pecore, e pregò il Padre dicendo: “Padre santo, custodiscili nel tuo nome (cf. Gv. 17,11)), coloro che mi hai dato nel mondo; erano tuoi e tu li hai dati a me (Gv. 17,6). E le parole che desti a me le ho date a loro; ed essi le hanno accolte ed hanno creduto veramente che sono uscito da te, e hanno conosciuto che tu mi hai mandato (Gv. 17,8). Io prego per essi e non per il mondo (cf. Gv. 17,9). Benedicili e santificali! E per loro io santifico me stesso (cf. Gv. 17,17 – 17,19). Non prego soltanto per loro, ma anche per coloro che crederanno in me per la loro parola (Gv. 17,20), perché siano santificati nell’unità (cf. Gv. 17,23) come lo siamo anche noi (Gv. 17,11). E voglio, Padre, che dove sono io, siano anch’essi con me, affinché contemplino la mia gloria (Gv. 17,24), nel tuo regno” (Mt. 20,21). Amen.

Prima Lettura  2 Sam 6, 12-15. 17-19
Davide e tutta la casa d'Israele facevano salire l'arca del Signore con gioia.