Visualizzazioni totali

lunedì 27 gennaio 2020

ONORA IL PADRE E LA MADRE PERCHE' LA TUA CASA NON VADA IN ROVINA / lunedì III sett. T.O.

Davide benché perseguitato dalla gelosia di Saul non si vendica e rispetta il consacrato del Signore.

Davide viene eletto dalle tribù re di tutto Israele. Per arrivare a tanto fece un lungo percorso. In particolare ebbe molto a soffrire da parte del re Saul. Ma rispettando Dio ha rispettato il suo nemico perché era il consacrato del Signore. Avrebbe potuto giustificare l’uccisione di Saul quando questi lo braccava nel deserto del Negev “perché il Signore lo aveva messo nelle sue mani” ma avrebbe macchiato l’origine del suo regno con il sangue e la violenza, il protagonismo. Invece, lasciando Dio intervenire, l'origine divina della sua elezione appare a tutti, e gli guadagna la fiducia del popolo. La sua fedeltà a Dio lo fa lungimirante, la sua pazienza è un investimento che gli ritornerà al centuplo.
Chi ha il senso del sacro e si lamenta della sua scomparsa nella Chiesa deve anche imparare da Davide il suo eminente senso del sacro verso chi è stato scelto e consacrato dal Signore, in particolare il Papa. Problema elementare di coerenza. Questa coerenza che vediamo anche in Elia quando regge da solo la sfida con i sacerdoti di Baal sul monte Carmelo ma non si appropria della sua vittoria e onora il re che non è stato capace di mantenere il popolo nella fedeltà al Dio d'Israele. Onora il padre e la madre.
Onora il Padre e la madre!: Questo comandamento così fondamentale deve essere insegnato ai figli anche oggi. Con l’esempio: onorando i nonni, rispettando le autorità costituite, e in particolare quelle nella Chiesa. Con l'esempio dei genitori che si rispettano, non si criticano davanti ai figli… E con le parole. Infatti i genitori che danno l’esempio avranno un compito più facile per farsi rispettare e far rispettare l’altro genitore, ma nemmeno così sarà sempre facile. Bisogna avere il coraggio anche di parlare. Questo comandamento è vitale. Infatti dice il Signore ai figli: “Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio.” (Esodo 20:12, Deuteronomio 5:16). Questo comandamento è il primo associato ad una ricompensa e non piccola! Ma al contrario chi non obbedisce al comandamento merita castighi. Nella struttura famigliare – di clan e tribù – della società dell’epoca, e per la crescita di questo popolo ancora in formazione il rispetto dei genitori è così importante che le sanzioni previste sono pesantissime: “Colui che percuote suo padre o sua madre sarà messo a morte”. (Esodo 21:15). “Colui che maledice suo padre o sua madre sarà messo a morte.” (Esodo 21:17; Deuteronomio 27,16; vedi anche Deuteronomio 21,18 per i figli che si ribellano ai genitori). Il rispetto dei genitori non contraddice l'amore per i figli. Ricordo che Israele è il popolo in cui esiste un amore per i figli che non si riscontra negli altri popoli antichi: vedi tutte le uccisioni rituali di figli in offerta alle divinità pagane e spesso l'eliminazione degli handicappati.
Nell’Antico Testamento troviamo ancora molti versetti che ci aiutano a comprendere l’importanza e lo spirito di questo comandamento essenziale in ogni tempo e in ogni società per l’armonia delle famiglie, la crescita e maturazione dei figli ma sopratutto la loro fede. Infatti dandomi la vita i miei genitori sono il tramite di Dio e anche quelli indegni rappresentano Dio. Chi disprezza i propri genitori difficilmente potrà avere stima di se stesso perché disprezza la propria origine. Chi disprezza i genitori difficilmente avrà naturalmente fiducia in Dio perché ha disprezzato coloro che Dio ha scelto per trasmettergli la vita:
Leggiamo questi versetti:

domenica 26 gennaio 2020

LA RELAZIONE TRA IL RISORTO, LA COMUNITA' DEI CREDENTI E LA SACRA SCRITTURA E' ESTREMAMENTE VITALE PER LA NOSTRA IDENTITA'. / Prima Domenica della Parola di Dio, 26 gennaio 2020




Da « Aperuit illis » Motu proprio di Papa Francesco che istituisce la “Domenica della Parola di Dio”.

Paragrafo 1. «Aprì loro la mente per comprendere le Scritture» (Lc 24,45). È uno degli ultimi gesti compiuti dal Signore risorto, prima della sua Ascensione. Appare ai discepoli mentre sono radunati insieme, spezza con loro il pane e apre le loro menti all’intelligenza delle Sacre Scritture. A quegli uomini impauriti e delusi rivela il senso del mistero pasquale: che cioè, secondo il progetto eterno del Padre, Gesù doveva patire e risuscitare dai morti per offrire la conversione e il perdono dei peccati (cfr Lc 24,26.46-47); e promette lo Spirito Santo che darà loro la forza di essere testimoni di questo Mistero di salvezza (cfr Lc 24,49).

La relazione tra il Risorto, la comunità dei credenti e la Sacra Scrittura è estremamente vitale per la nostra identità. Senza il Signore che ci introduce è impossibile comprendere in profondità la Sacra Scrittura, ma è altrettanto vero il contrario: senza la Sacra Scrittura restano indecifrabili gli eventi della missione di Gesù e della sua Chiesa nel mondo. Giustamente San Girolamo poteva scrivere: «L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo» (In Is., Prologo: PL 24,17).



 "Facciamo spazio alla Parola di Dio! Leggiamo quotidianamente qualche versetto della Bibbia. Scopriremo che Dio ci è vicino, che illumina le nostre tenebre, che con amore conduce al largo la nostra vita.
-"Abbiamo bisogno della Parola di Dio: di ascoltare, in mezzo alle migliaia di parole di ogni giorno, quella sola Parola che non ci parla di cose, ma di Vita.
-"La Parola di Dio ci consola e incoraggia, provoca la conversione, ci scuote, ci libera dalla paralisi dell’egoismo; perché ha il potere di cambiare la vita, di far passare dall’oscurità alla luce.                   Papa Francesco



venerdì 24 gennaio 2020

COME SE IL PAPA FOSSE UN SUDAMERICANO O UN CINESE E GESU' CRISTO UN AFRICANO SUBSAHARIANO / Domenica della Parola di Dio



Papa Francesco ha voluto istituire la Domenica della Parola di Dio con ricorrenza annuale alla Terza Domenica del Tempo Ordinario. Al primo momento di gioia è seguito per me qualche perplessità: ma tutte le domeniche, anzi, ogni eucaristia non sono della Parola di Dio? Quale iniziativa particolare potremo prendere per celebrare questa domenica?
La verità è che se tanti battezzati, dal Concilio Vaticano II in poi, hanno potuto aprire con frutto le Scritture e nutrirsene, molti ancora non hanno la Bibbia o la tengono solo come soprammobile. Trovo un po’ assurda la prassi di donare la Bibbia alla fine del matrimonio agli sposi se, per non dover elevare il prezzo, l’Editore offre una Bibbia dalla copertina carina e bianca (è un matrimonio!) ma il cui testo è a caratteri così piccoli che si sa già che non sarà mai letta davvero. Meglio un Nuovo Testamento soltanto ma con caratteri grandi.
San Francesco strappava le pagine dell'unico Vangelo che avevano in comunità perché ogni frate potesse leggerlo e meditarlo. All'epoca, un Vangelo, scritto a mano su pergamena e sicuramente illustrato, costava una fortuna. San Francesco era un'eccezione. Anche per i costi, prima della stampa, nessuno aveva il Vangelo in casa. E, fino quasi ai nostri giorni, la lettura della Parola di Dio difficilmente poteva essere un fatto privato e passava solo attraverso la mediazione della Chiesa. Da una parte così deve essere: è la Chiesa che porge la Parola ai suoi figli. La Chiesa è colonna e fondamento della verità (1 Tim 3,15) e la Sacra Scrittura non può essere soggetta a privata spiegazione (2 Pietro 1,20). Ma la Parola è il pane di cui vive l’uomo e la Chiesa deve nutrire i figli di Dio. Un conto è proporre la Parola di Dio e annunciarla come Chiesa, dandone l’interpretazione autentica come si fa dalla Pentecoste in poi, un conto è sostituirsi ad essa, sostituirla con catechismi, libretti pii ecc., e non mettere i battezzati in contatto con la Parola di Dio ispirata che è veramente utile per consolare, edificare, correggere, liberare, istruire, e formare ad ogni opera buona. La Scrittura è come una spada a doppio taglio. Inoltre la Parola di Dio vive in mezzo alle comunità credenti e va oltre la Scrittura.

giovedì 23 gennaio 2020

SIAMO FIGLI DI UNA LOGICA, NON DEL CAOS/ Antonio Zichichi

Antonio Zichichi.

Ribloggo dal Sito dell’Unione Cattolici Razionali un articolo sulla distinzione dei vari campi tra scienza e fede e come la scienza stessa porta a considerare la dimensione trascendente.

Il fisico Zichichi: «l’esistenza della scienza prova che siamo figli di una logica, non del caos»
Molto interessante la recente riflessione del celebre fisico italiano Antonino Zichichi. A lungo diversi esponenti del mondo anticlericale hanno messo in dubbio la sua autorità scientifica avendo più volte affermato di credere in Dio grazie alla scienza.
Tuttavia, ancora oggi, Zichichi risulta avere un H-index (indice di impatto sul mondo scientifico) pari a 62, come Stephen Hawking (62) e ben superiore, ad esempio, a Carlo Rovelli (52) e al premio Nobel Sheldon Lee Glashow (52).
«Le scoperte scientifiche sono la prova che non siamo figli del caos, ma di una logica rigorosa. Se c’è una Logica ci deve essere un Autore», ha scritto Zichichi, professore emerito di Fisica all’Università di Bologna, vincitore del Premio Fermi ed ex presidente dell’European Physical Society (EPS) e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
Il fisico ha smentito che la scienza possa mai spiegare o riprodurre i miracoli, il che sarebbe equivalente a «illudersi di potere scoprire l’esistenza scientifica di Dio». E ciò è impossibile, poiché «se fosse la Scienza a scoprirlo, Dio non potrebbe essere fatto che di Scienza e basta. Se fosse la Matematica ad arrivare al “Teorema di Dio”, il Creatore del Mondo non potrebbe che essere fatto di Matematica e basta. Sarebbe poca cosa. Noi credenti vogliamo che Dio sia tutto: non soltanto una parte del tutto». Ovvero, se Dio si potesse indagare tramite la scienza (la famosa “prova scientifica” chiesta dagli antiteisti) non sarebbe più il Creatore, ma una semplice creatura.

MEGLIO ACCENDERE UNA LUCE CHE MALEDIRE LE TENEBRE!


Una Comunità ben viva, formata da persone con fragilità mentale, loro familiari e i loro amici.
L'altro venerdì abbiamo fatto - grazie a Gesù presente in mezzo a noi - una pesca miracolosa!





mercoledì 22 gennaio 2020

SAN PAOLO A MALTA, LA MEDITAZIONE DEL PAPA.

La bandiera della Baia di san Paolo a Malta
che riporta gli elementi di questa vicenda:
i flutti, la vipera che lo morse e la spada della Parola.


Fino a sabato 25 è in corso la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Quella unità che Gesù ha raccomandato ai suoi discepoli come sua ultima raccomandazione prima di affrontare il supplizio della croce per la salvezza di tutti gli uomini e che noi discepoli abbiamo infranto. Leggiamo la meditazione che papa Francesco ha fatto all’udienza generale di questo mercoledì (trovi il testo di riferimento degli Atti degli Apostoli sul post di sabato 18 gennaio).

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
La catechesi di oggi è intonata alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Il tema di quest’anno, che è quello dell’ospitalità, è stato sviluppato dalle comunità di Malta e Gozo, a partire dal passo degli Atti degli Apostoli che narra dell’ospitalità riservata dagli abitanti di Malta a San Paolo e ai suoi compagni di viaggio, naufragati insieme con lui. Proprio a questo episodio mi riferivo nella catechesi di due settimane fa.
Ripartiamo dunque dall’esperienza drammatica di quel naufragio. La nave su cui viaggia Paolo è in balia degli elementi. Da quattordici giorni sono in mare, alla deriva, e poiché né il sole né le stelle sono visibili, i viaggiatori si sentono disorientati, persi. Sotto di loro il mare s’infrange violento contro la nave ed essi temono che quella si spezzi sotto la forza delle onde. Dall’alto sono sferzati dal vento e dalla pioggia. La forza del mare e della tempesta è terribilmente potente e indifferente al destino dei naviganti: più di 260 persone!
Ma Paolo sa che non è così. La fede gli dice che la sua vita è nelle mani di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, e che ha chiamato lui, Paolo, per portare il Vangelo sino ai confini della terra. La sua fede gli dice anche che Dio, secondo quanto Gesù ha rivelato, è Padre amorevole. Perciò Paolo si rivolge ai compagni di viaggio e, ispirato dalla fede, annuncia loro che Dio non permetterà che un capello del loro capo vada perduto.

martedì 21 gennaio 2020

PREOCCUPATI DI NON AGGIUNGERE PIAGA SU PIAGA



Viviamo un momento agitato come Chiesa e tanti rimangono scandalizzati, dentro e fuori dalla Chiesa. Ma ci sono stati momenti tranquilli nella sua storia?
Gesù è venuto perché "siano svelati i pensieri di molti cuori" (Luca 2,35). Gesù provoca la caduta e la risurrezione. Certamente questo fa soffrire. Già nel Nuovo Testamento vediamo tensioni e anche divisioni. Presto, si è dovuto precisare alcuni contenuti della fede perché le varie opinioni si scontravano, spesso anche sotto forma di gruppi opposti, piccole ma vere fazioni, anche mirando alla conquista del potere. I primi Concili hanno confermato i fratelli nella fede e assicurato così la pace delle anime e mantenuto l’unità della Chiesa. È sempre e solo il collegio dei vescovi in comunione con il papa che può, riunito in modo solenne, esercitare questa funzione di conferma che Pietro, in alcune condizioni, può esercitare da solo. Alcuni vescovi o gruppi di vescovi non possono farlo. Solo i vescovi in comunione con Pietro o Pietro da solo. Al Concilio Vaticano I, alcuni vescovi hanno lasciato la Chiesa per “preservare la fede tradizionale”. Oggi questi cosiddetti “Vecchi Cattolici” ammettono le donne sacerdote! Quando un ramo si stacca dalla vite… San Castrese nostro patrono è testimone di queste divisioni e persecuzioni. Coloro che hanno messo lui e gli altri vescovi sulla zattera per farli affondare al largo e morire erano cristiani ma non cattolici, bensì ariani. Dall’esterno, Maometto dice dei cristiani: “e le varie sette erano in disaccordo tra loro”. Il demonio vuole dividere la Chiesa!
Come hanno reagito a questi turbamenti coloro che amavano veramente Dio e la sua Chiesa?
Santa Caterina da Siena vive  un momento drammatico della Chiesa in cui i papi risiedono fuori Roma e qualcuno di loro si è meritato l’appellativo popolare di “demonio incarnato”! Cosa dice, Lei che ama Gesù più di tutti ed è piena di Spirito Santo?:
“non ti curare dei pastori che fanno imputridire le piaghe del Signore, preoccupati di soffrire per loro e di invocare costante misericordia per la loro salvezza. L’Eterno Padre si occupa della sua Chiesa, tu occupati di salvare l’anima tua, preoccupati di non smembrare la Chiesa, di non aggiungere piaga su piaga, immergiti nel Sangue del Divin Figlio e come figlio grato e meritevole di avere la Chiesa come Madre, offriti a Dio per la Sua salvezza, offriti a Lui per la Sua crescita, perché possa raggiungere tutti i confini della Terra…”
(Dal Dialogo della Divina Provvidenza)