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sabato 2 settembre 2017

UN PAPA CHE VA DALLO(LA) PSICANALISTA PUO' ANCORA ESSERE CREDIBILE?

Sta per uscire in Francia – e sarà certamente tradotto in italiano in tempi record - un libro intervista a papa Francesco con Dominique Wolton, ricercatore che aveva anche intervistato a suo tempo il Cardinale Lustiger (“Le Choix de Dieu” – La Scelta di Dio). 

Sta facendo rumore in modo speciale il fatto che egli confida di aver avuto, a 42 anni, colloqui per sei mesi con una psicanalista ebrea. Tra i commenti giornalistici un articolo su La Stampa del 1° settembre loda la scelta di Bergoglio nel senso che se questa donna ebrea l’ha chiamato per un colloquio spirituale al momento di morire è perché Bergoglio ha vinto nel confronto con lei (transfert e controtransfert). Questo articolo, benevolo, non coglie però il punto focale. Mi scrive un amico turbato: “è Gesù che guarisce!”
Un papa che va dallo psicanalista è credibile, ha ancora fede? Penso che questo argomento meriti qualche precisazione.


L’amico che ricorda che Gesù guarisce, ricorre come tutti noi al medico quando è ammalato eppure non sente di andare contro la sua fede. Molto bene. C'è una differenza quando vado dal medico della psiche? Il problema, affrontato in modo sano, si chiarisce da solo:

1.Il mio corpo non è slegato dal resto della mia persona, dalla mia psicologia e nemmeno dalla mia spiritualità. Corpo, psiche e anima sono realtà distinte ma non separate. Se soffro non riesco a concentrarmi. Se soffro posso entrare in ribellione con Dio. La mia conoscenza del mondo passa e si costruisce attraverso i sensi in modo principale anche se non esclusivo. L’intuizione spirituale diretta della realtà è una cosa molto rara. Ma a uguaglianza di funzionalità dei cinque sensi, l’intelligenza e l’esperienza daranno frutti diversi. Dove un non esperto vedrà i fatti grezzi senza saperli interpretare, la persona ben preparata comprenderà profondamente la realtà che avrà sotto gli occhi. Se ho un problema neurologico la mia visione del mondo e della realtà può essere turbata. I sensi sembrano immediati e assoluti ma invece vanno educati e sono sempre relativi alla persona che li usa. La persona che non sa leggere prenderà indifferentemente un libro nel modo corretto o a rovescio. Chi sa leggere saprà qual è il senso giusto per prendere il libro. Allo stesso modo i “sensi interiori” evolvono e possono essere più o meno educati, più o meno “purificati” o “inquinati”. Parliamo per esempio di “sensibilità” di una persona o di insensibilità. L’uomo deve andare dall’incultura alla cultura, ma può anche regredire.
Questa importanza dello schema interpretativo è troppo spesso sottovalutato, perché ciò che viviamo, il contesto in cui ci muoviamo, ecc. ci sembrano “normali”, cioè “giusti”, “ovvi” in quanto definiscono la norma di ciò che è e deve essere. Non è sempre così. Anzi, secondo la Chiesa, il Cristianesimo che non distrugge i regni terreni né cancella le diverse culture, ha però il compito di purificarle ed elevarle nella luce di Cristo. Ma è un compito sempre da completare e anche da preservare per evitare pericolose “involuzioni” cioè regressioni. Questo vale a livello di popolo e a livello personale. Vale all'interno della Chiesa, intesa come popolo e come singoli.
I tempi moderni con Cartesio, hanno diffuso e imposto nella nostra civiltà una visione materialista, meccanicistica, tecnicistica e separata della realtà. Questa impostazione ha favorito il rigore della sperimentazione nelle scienze “esatte” ma ha impoverito la percezione della realtà nel suo insieme riducendola a un criterio materialistico, ha favorito gli atteggiamenti dell’uomo moderno di scempio della Natura di cui paghiamo tanto le conseguenze oggi e di non rispetto verso i valori spirituali e culturali. Viviamo in questo contesto anche senza rendercene conto. È sempre di attualità l’invito della antica sapienza greca: “uomo, impara a conoscere te stesso”.
Se il medico della psiche conosce queste interrelazioni tra i vari livelli dell’uomo e rispetta il campo di ogni realtà, egli ha la sua giustificazione e la sua utilità.

2.Il problema che si pone con la spiritualità e la fede è che spesso si confonde psiche e spirito-anima, fede e sentire psicologico. Anche nella Chiesa. E quando si sono confusi i due livelli spesso si è sostituito lo psicologo o lo psicanalista e lo psichiatra al Padre Spirituale riducendo la spiritualità alla psicologia, la fede alla percezione di benessere psicologico, l’anima immortale e trascendente è stata negata e creduta solo “materia” mortale e immanente. Dio Creatore è stato relegato alla periferia quando non negato, e l’uomo è diventato centro di tutto. Le conseguenze estreme di questo antropocentrismo (mettere l’uomo come dio di se stesso al centro di tutto) sono sotto i nostri occhi: non conta più la realtà oggettiva ma le mie – sottolineo mie – sensazioni, emozioni soggettive. Devo potermi definire come voglio senza tener conto della natura delle cose, condurre la mia vita come se io fossi eterno, non prendere impegni che mi legano in modo duraturo, poter cambiare sesso come e quando voglio, ecc.
Questa confusione trova radice nella incultura spirituale e nell’egocentrismo nativi dell’uomo. Tra le persone devote che cercano di vivere la fede questa confusione si manifesta nell’assimilare la fede, la qualità della mia preghiera e della mia vita morale o di fedeltà all’alleanza con Dio, alle sensazioni e consolazioni che possono accompagnare l’esperienza religiosa. Dice papa Francesco: “alcuni pensano di saper molto amare solo perché sono capaci di provare grandi sentimenti. È un gravissimo errore, molto funesto”.

3.L’attenzione a mettere in risalto il carattere trascendente della fede non deve portare però a negare che la fede è vissuta da persone. E ogni persona possiede una dimensione psicologica.
Cerchiamo di dare un esempio pratico. Prima di incontrare Gesù Risorto, avrò sentito parlare di lui nella mia famiglia, a scuola, nella società. E il senso del sacro che possiede ogni uomo anche non credente, il senso di giustizia, il senso di colpa, il senso della bellezza, ecc. formano in me un’idea, un’immagine di Gesù che non corrisponde realmente al Gesù del Vangelo anche se non sarà totalmente falsa. Questa immagine accompagnerà lo sviluppo della mia fede battesimale. Bambino, avevo sopra il mio letto un quadro a colori vivi di san Francesco che predica agli uccelli, con il lupo di Gubbio ai suoi piedi, dono del mio padrino. Ho sempre amato san Francesco. Questo quadro era allora, si può dire, tutta la mia conoscenza di san Francesco. In questo amore per san Francesco quanto veniva da Dio come grazia e quanto dalla bellezza di questo quadro e della scena che rappresentava? Non lo so. Certamente, quando ho scoperto da adulto la vera vita di san Francesco fu uno shock: era molto più bella e molto più impegnativa di quello che avevo nella mia mente finora!!!
Lo stesso vale per i grandi valori della vita più o meno integrati nella vita della mia famiglia e nel mio sviluppo personale: il rapporto con l’autorità, la giustizia e la condivisione, la morte il lutto e l’invecchiamento, la sessualità, l’ambizione, i vari traumi subiti, ecc. 
La distinzione tra il Cristo vivo, Dio incarnato, Ineffabile e Onnipotente, mio Signore e Salvatore, Trascendente, e il Cristo che mi rappresento umanamente anche nel più profondo del mio conscio o inconscio (quante immagini sdolcinate di Gesù sui social dei nostri gruppi di preghiera che fanno dubitare che queste persone di  buona volontà aprano qualche volta il Vangelo!), sfugge del tutto all'autore dell'articolo de La Stampa che ho citato. Chiaramente diventa allora tutto un confronto di forza tra due personalità. Bergoglio è stato il più forte, meno male. Invece quello che è successo tra Bergoglio e questa psicanalista è di tutt'altra natura, senza negare l'importanza del rapporto personale: si tratta di un servizio di ascolto da parte di una persona indipendente e competente a un uomo, consapevole di essere prete e delle sue responsabilità.

Che papa Francesco sia andato, a 42 anni, per soli sei mesi, a confrontarsi con una persona di fede ebraica, quindi con gli stessi valori di base del Cristianesimo, capace di un ascolto rispettoso e pieno di esperienza, non ha nulla di strano né può significare qualcosa che metta in dubbio la sua fede. Non è nemmeno un tempo sufficiente per una terapia. Significa solo quello che ha detto: l’apertura di papa Francesco alle varie dimensioni della vita, anche personale, la sua capacità di confrontarsi e lasciarsi arricchire nel dialogo. Non ha nemmeno presentato questa donna come una maestra spirituale. Non si è sostituita al suo superiore o al suo confessore.


1 commento:

  1. Anch'io attraverso amicizie sapevo di questa notizia che ha subito suscitato perplessita....anche a me, leggendo il tuo blog, ho le idee più chiare,penso che qualsiasi uomo anche con una fede profonda,ma malato nel corpo, in questo caso la psiche, ha bisogno di essere curato , e se lo /la psicologa riesce ad aiutarlo, a guarirlo, anche in quest'opera c'è l'intervento di Dio attraverso questi specialisti,grazie sempre Sereno che ci apri la visuale e ci togli i paraocchi come i muli

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