Molti corrono dietro a pretese apparizioni, rivelazioni, come lamentavo in un post precedente (La Gioia del Vangelo: QUANDO LE PROFEZIE PRIVATE SONO OPERA DEL DEMONIO. / sabato 1a settimana di Avvento. ) con un pericolo enorme per le loro anime e quelle di chi li segue. Il testo sotto, di san Giovanni della Croce, Dottore della Chiesa, incita a non cercare tali manifestazioni e può illuminare e rassicurare chi vuol seguire sinceramente Gesù Cristo e la sua Grazia.
Dalla SALITA AL MONTE CARMELO, Libro 2, capitolo 22.
3 - A questa obiezione rispondo che la
causa principale per cui nell’antica legge le domande fatte a Dio erano
permesse, ed era conveniente che i profeti e i sacerdoti desiderassero visioni
e responsi divini, è perché a quei tempi non ancora la fede era ben fondata, né
la legge evangelica era stata promulgata, e quindi bisognava che gli uomini
interpellassero Dio e che Egli rispondesse, ora con parole, ora con visioni e
rivelazioni, ora con similitudini e figure, ora con tante altre maniere di
segni. Tutto ciò che Dio diceva, rivelava e operava, erano misteri di nostra
fede e cose attinenti o indirizzate ad essa. Essendo che le cose della fede non
vengono dall'uomo, ma sono manifestate dalla bocca di Dio stesso, era
necessario che gli uomini consultassero l'oracolo di Dio: e perciò erano
ripresi da Lui, quando nei casi difficili non facevano tale ricorso affinché
Egli loro rispondesse, indirizzando i casi che ancora non conoscevano e le cose
loro alla fede, perché non ancora fondata. Adesso però, essendo fondata la fede
di Cristo e promulgata la legge evangelica in questa èra di grazia, non v'è più
ragione d'interrogare Dio in quella maniera, né che Egli parli e risponda come
allora. Poiché nel darci, come ha fatto, il Suo Divin Figlio, che è l'unica sua
Parola (ché altra non ne ha) ci ha detto tutto insieme e in una volta in questa
sola Parola, e non ha più niente da dire .
4 - Questo è il senso di quel testo in cui
S. Paolo vuole indurre gli Ebrei a distaccarsi da quei primi modi e tratti con
Dio secondo la legge di Mosè, e a fissare lo sguardo in Cristo solamente,
dicendo: «Multifariam, multisque modis olim, Deus loquens patribus in
Prophetis: novissime diebus istis locutus est nobis in Filio» (E b 1, 1-2):
Quello che Dio anticamente manifestò per mezzo dei Profeti ai nostri padri in
molte e varie maniere, ora alfine, in questi giorni, ce lo ha detto nel suo
Figlio, tutto in una volta. Nel che l'apostolo vuol fare intendere che Dio è
restato ormai come muto e non ha più che dire, perché ciò che prima rivelava in
parte ai Profeti, lo ha rivelato interamente, dandoci il tutto, cioè suo
Figlio.



