
Gesù ci parla nel Vangelo di oggi della vera vite e dei tralci. San Paolo era un tralcio ben inserito nella vite? Certamente. Ha portato molto frutto? Senza dubbio. Ha portato frutto per il numero di persone convertite a Cristo e il numero di comunità fondate, ma anche per l'apertura definitiva della Chiesa ai pagani e l'impostazione stessa della evangelizzazione, in particolare la capacità di adattamento alle persone e alle situazioni nella fedeltà totale all'essenziale. Ma come si vive da tralci nella vite?
San Paolo, appena convertito, si trova in una posizione difficilissima: la sua adesione a Gesù come Messia non convince subito coloro che poco
tempo prima egli perseguitava e quindi non trova accoglienza tra i discepoli, e la sua conversione alla Buona Notizia gli attira inimicizia e
odio dai suoi vecchi amici che vedono in lui un traditore. Si ritrova solo per fedeltà
a Dio! Questa persecuzione lo accompagnerà tutta la vita. Alcuni fuori dalla Chiesa
tenteranno di ucciderlo, altri, credenti che cercavano un compromesso tra Cristo
e le tradizioni antiche si opporranno a lui in modo aperto o strisciante. Ma perché inserito nella vera vite, Paolo continua a camminare in mezzo a molte lotte e trionfa! Al momento opportuno trova l'aiuto di Barnaba che lo presenta agli apostoli, ha poi la solidarietà dei discepoli di fronte alle minacce dei suoi amici di un tempo, ecc., ... Nulla potrà fermarti se hai fede in Cristo vincitore del mondo, del male e della morte.
Gesù è venuto a portare “non pace ma spada”! Il cristiano accetta le
conseguenze “della fedeltà alla propria scelta, senza
vergogna, benché ciò procuri contrarietà, e anche se le persone care si
oppongono a tale scelta. Pertanto, tali parole non invitano a cercare
conflitti, ma semplicemente a sopportare il conflitto inevitabile, perché il
rispetto umano non porti a venir meno alla fedeltà in ossequio a una presunta
pace familiare o sociale” (papa Francesco, Fratelli Tutti n. 240).
Sappiamo che un tale coraggio
e una tale lucidità sulle esigenze della fede non sono di tutti. Ci sono tanti
gradi in questa nostra fedeltà-infedeltà a metà a Gesù Cristo. In questi giorni,
in Sud Sudan, alcuni preti hanno fatto gambizzare il nuovo vescovo italiano, a loro
non gradito. Volevano che il nuovo vescovo sia un membro del loro clan. Qualche
anno fa un altro vescovo, africano ma non membro dell’etnia dominante, nominato da papa
Benedetto, non ha mai potuto entrare nella sua diocesi, malgrado un impegno
fortissimo di papa Francesco per farlo accettare da parte del clero.
Ma forse, in questo caso,
non è meglio accontentare la popolazione locale, tener conto delle situazioni delle
persone, andare per gradi? Se il Vicario generale della diocesi di Rumbek in
Sud Sudan che ha organizzato la gambizzazione del vescovo eletto fosse stato
nominato lui vescovo di quella diocesi, possiamo immaginare quale testimonianza
e quale insegnamento evangelico ci sarebbe stato in quella diocesi! Sentiva
bene questa tremenda corruzione del Vangelo la donna che ha gridato a padre
Carlassare mentre veniva portato in ospedale: “ritorna. Se devi morire,
moriremo insieme!” Un vescovo libero da interessi è fonte di speranza mentre il
contrario soffoca la fede.
Ma anche al di fuori di questi
casi estremi, ogni volta che qualcuno mette interessi materiali o
affettivi, anche il solo rispetto umano, al di sopra della sua chiara adesione
di fede a Gesù e alla Chiesa, egli altera la fede, ostacola la grazia, corrompe
il suo gruppo. I tralci secchi o incrinati non portano frutto o molto poco! Signore,
guariscimi, liberami da ogni ambiguità nella mia adesione a te e alla tua Chiesa!
Prima
Lettura At 9, 26-31
Bàrnaba raccontò agli apostoli come durante il viaggio Paolo aveva visto il
Signore.