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sabato 6 febbraio 2021

GESU' SI PRENDE SEMPRE CURA DI ME! / s. Paolo Miki e compagni, martiri

 



Gesù osserva i suoi discepoli di ritorno dalla missione: hanno bisogno di uno stacco, di riposo. Ma quando sbarcano nel luogo scelto per questo, trovano la folla che li attende e va tutto a monte, perché Gesù si mette ad insegnare.

Gesù dice una cosa e ne fa un’altra?, subisce la pressione di chi conta di più?, fa preferenze e segue i suoi gusti? Queste sono alcune delle situazioni delle nostre vite di comunità che sembrano giustificare il malcontento, le invidie e le contese. Anche nei confronti di Dio ci sentiamo spesso trascurati e frustrati.

La verità è un’altra ma ci vuole maturità e fiducia per vederla: la vita con Gesù è senz’altro impegnativa. Ma Gesù sa liberarsi dagli impegni e non essere prigioniero sul piano affettivo delle cose che fa, dei suoi piani e delle persone, perché cerca in tutto la volontà di Dio. L’andare in ritiro non è un gesto di chiusura e di egoismo, di ricerca di se stessi, ma di realismo di fronte ad una situazione di stanchezza: ricaricare le batterie spirituali e fisiche per servire meglio. Non è andare in vacanza ma aprirsi a Dio ancora. Ma se Dio si presenta sotto la forma di una folla che ha fatto un lungo cammino per ascoltare la Parola di Vita andare in ritiro sarebbe chiudersi a Dio. Gesù si occupa delle persone. Nel caso degli apostoli, Gesù si occupa di loro proponendo di andare a riposarsi in un luogo solitario e si occupa ancora di loro coinvolgendoli nella cura di queste persone che hanno fatto un lungo tragitto per ascoltare la Buona Notizia.

C'è chi non sa distaccarsi o chi si mette sempre in mezzo quando dovrebbe lasciar fare, stare al proprio posto, e c'è chi non sa adattarsi, non sa avere flessibilità a seconda delle situazioni nell’applicare i principi che devono guidarlo. A volte facciamo questo o quello. Dobbiamo tutti imparare molto da Gesù.

Ho celebrato un funerale con le letture di oggi e oltre lo splendido salmo 22: “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla”, queste letture mi hanno aiutato a credere ancora di più e ad annunciare che Gesù si prende cura di noi, anche nella morte, anche nel lutto. Anche per i martiri Paolo Miki e compagni, la vita ha avuto molte fasi diverse, e circostanze che non avevano pianificato né avrebbero scelto. In tutto hanno visto la mano di Dio e sono usciti "più che vincitori per virtù di Colui che li ha amati".

 

Prima Lettura   Eb 13,15-17.20-21
Il Dio della pace, che ha ricondotto dai morti il Pastore grande delle pecore vi renda perfetti in ogni bene.

venerdì 5 febbraio 2021

LA TERRIFICANTE BANALITA' DEL MALE / venerdì IV sett. T.O.

 

La Storia è spesso scomoda. Lascio un giudizio più accurato
 agli Storici. Ho messo questa immagine solo per dire
 che i dittatori sanguinari sono molto numerosi.
Ogni goccia di sangue rappresenta  un milione di morti.


Il Vangelo della decapitazione di Giovanni Battista ed è come una pugnalata al cuore. 

La gente parla ormai molto di Gesù e vengono riportati vari commenti su questa figura che sembra emergere dal nulla. Il commento di Erode è la voce della sua coscienza. Egli pensa che si tratti di Giovanni Battista risorto perché l’ha ucciso e non riesce a liberarsi dal crimine commesso. È così per il nostro peccato: non posso assolvermi da solo. Però quando ricevo il perdono di Dio devo credere che questo è totale. Spesso rimaniamo invece in quel grigiore che cerca di soffocare il rimorso prima ma poi si lascia irretire dal suo peso che continua a condizionarci. Infatti essere totalmente perdonato è un dono così grande che facciamo fatica a concepirlo. I fratelli di Giuseppe, figli di Giacobbe, sentono il peso del loro crimine e anche dopo aver ricevuto il perdono del fratello temono che esso sia dovuto alla presenza del Padre. Quando Giacobbe muore vengono di nuovo da Giuseppe a supplicarlo di non vendicarsi di loro. Dio invece perdona di cuore, totalmente e ci chiede di fare altrettanto (Matteo 6,14-15).

Dobbiamo chiedere perdono a Dio e perdonargli, chiedere perdono agli altri e perdonargli, accettare il perdono di Dio per noi e, coscienti di essere peccatori, non continuare a giudicarci.

Riportando la scena della decapitazione del Battista alla società odierna è inimmaginabile che il re, l’autorità suprema del mio paese, possa discrezionalmente, perché si è bevuto un po’ troppo, mandare una guardia per far assassinare un cittadino ed essere obbedito. Eppure accadeva in secoli recenti in Europa e accade ancora in tanti paesi fino ad oggi. Conosciamo tutti dittatori come Hitler, Stalin, Mao, Saddam Hussein, Gheddafi, i dittatori argentini, e altri in vita. Non ringrazieremo mai abbastanza Dio di averci dato il Cristianesimo per umanizzare la nostra società. Ma quanti progressi ci sono ancora da fare! E invece man mano che il Cristianesimo va indietro ricompare la barbaria sotto i nostri occhi. Non bastano le leggi, anche se sono utili, per difendere i diritti dell’uomo. È dal basso, dall’evangelizzazione capillare – che non è proselitismo - , dal vissuto coraggioso dei valori e dall’educazione seria che li trasmette, che ci può essere una speranza. Dobbiamo prenderne coscienza urgentemente. Siamo però rincuorati perché Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!”

 

Prima Lettura   Eb 13, 1-8
Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!

giovedì 4 febbraio 2021

MARIA E GIUSEPPE HANNO AVUTO ALTRI FIGLI? LA CHIESA MI DICE LA VERITA'?

 

Il Padre Nostro in greco (Matteo 6,9-13).

Ho ricevuto un altro commento sul tema “Maria e Giuseppe hanno avuto altri figli?”. Per seguire tutta la discussione rimando al post del 31- 05-2019, ma voglio sviluppare l’argomento partendo dal commento di ieri che ricopio qui sotto:

Caro Fra Sereno, mi spiace molto per te vedere come cerchi in ogni modo di sostenere l'insostenibile. Purtroppo ci sono diversi passaggi nei Vangeli che parlano dei fratelli e sorelle di Gesù. Non ci sono elementi decisivi che permettano di sostenere che erano tutti figli della stessa madre, Maria, ma non ci sono nemmeno elementi decisivi per sostenere che non lo erano. Dovresti ammettere la verità, ossia che la questione non è affatto chiara. Invece parti con un pregiudizio, del tutto comprensibile in un fervente cattolico, e vuoi sostenere come verità incontrovertibile quello che è oggettivamente non chiaro. Essere al servizio della Verità o essere al servizio della Chiesa...Mi rendo conto che preferisci essere al servizio della Chiesa. Che Dio ti illumini e ti guidi.

rispondo:

Carissimo “Sempre Sconosciuto” (quando dici chi sei, magari anche dove abiti, ecc.?), ti ringrazio della tua invocazione per me al Signore affinché mi guidi e mi illumini. Mi fa molto piacere che tu dica che “Non ci sono elementi decisivi che permettano di sostenere che (i fratelli e sorelle di Gesù menzionati nel Vangelo) erano tutti figli della stessa madre, Maria”. Molti si accontentano di sparare qualche versetto che parla di fratelli o sorelle di Gesù per affermare categoricamente che Maria ebbe altri figli. Per sostenere che l’unico figlio partorito da Maria è Gesù, annunciato dall’Arcangelo Gabriele e concepito per opera dello Spirito Santo, ci sono altri elementi convergenti nella Scrittura che danno una buona certezza, conforme anche alla logica della vita spirituale. Su questo ti rimando al post che conosci (MARIA E GIUSEPPE HANNO AVUTO ALTRI FIGLI? del 31 maggio 2019) e magari ad altri approfondimenti ulteriori.

Ma ho un’altra fonte infallibile di verità che è la Tradizione con la “T” e il Magistero della Chiesa. Infatti dici che voglio servire la Chiesa e non la Verità. Ma anche tu “servi la Chiesa” ogni volta che apri la Bibbia e dici: “è Parola di Dio”.

mercoledì 3 febbraio 2021

"CI CONOSCIAMO", CIOE' CI GIUDICHIAMO! / mercoledì IV sett. T.O.

 


Non basta essere battezzati, bisogna compiere un cammino di santificazione (e di ricerca di pace con tutti). Molti ne sono convinti ma tanti battezzati invece non capiscono proprio questa esigenza di conversione. E per tutti noi è facile “sedersi” e dire “io cammino”. La Parola di Dio di oggi ci dice: “non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato e avete già dimenticato l’esortazione a voi rivolta come a figli …”. Avete detto: “Fino al sangue?” Sì, ma prima ti ho detto e ti ripeto ogni giorno: “Sei amato, amata, … prima e dopo la conversione, di amore eterno”.

Marco nota come i discepoli e la gente si chiedono chi è Gesù meravigliandosi delle opere che compie. A Nazareth invece è diverso: i suoi concittadini si meravigliano anche loro e prima che venga si parlava di lui, di quello che aveva fatto a Cafarnao e altrove. Ma la loro meraviglia non si apre alla fede PERCHE’ LO CONOSCONO fin da bambino. Di fatti pensano di conoscerlo ma NON LO CONOSCONO, LO GIUDICANO. Questo è il problema delle comunità, delle famiglie, ecc.: CI CONOSCIAMO, cioè ci giudichiamo. E questo impedisce a Dio di fare prodigi, ci chiude alla fede, ci chiude a Dio e alla sua grazia. Se potessimo comprendere il male che ci fa il giudizio e il chiacchiericcio…   

 

Prima Lettura   Eb 12, 4-7. 11-15
Il Signore corregge colui che ama.

INGRESSO DI DON MIMMO BATTAGLIA NELLA CATTEDRALE DI NAPOLI / 2 Febbraio, Presentazione del Signore

 



Per Napoli il 2 febbraio 2021 è stato segnato dall’inizio del ministero pastorale del suo nuovo vescovo, don Mimmo Battaglia. Lo accogliamo con gioia perché non si può essere cristiani senza camminare con il vescovo e sotto la sua guida. La comunione con il vescovo prescinde della sua personalità e dei sentimenti di simpatia o meno che può suscitare: è il vescovo di Gesù Cristo. Questa è la certezza formidabile della fede di cui ho sperimentato con gratitudine la forza nella mia vita. In questa certezza si aggiunge la personalità dell'uomo e il cammino già compiuto, il suo modo di presentarsi. Infatti don Mimmo ha dato ottima impressione.

Ieri notavo come nel Vangelo della Presentazione di Gesù al Tempio ci sono due protagonisti di cui uno solo è abitualmente messo in risalto: il vecchio Simeone; mentre dell’altrettanto anziana profetessa Anna dedicata tutta alla preghiera e al digiuno si parla poco. Non sorprende ma è un ottimo segno che il nuovo arcivescovo prima di entrare in Cattedrale sia andato a visitare un monastero di Clausura, nella consapevolezza che l’origine e la fonte di ogni azione missionaria della Chiesa è nell’incontro con l’amore sorgivo di Dio, da cui tutto nasce e a cui tutto conduce. Questa fu la prima tappa del “pellegrinaggio nelle periferie esistenziali” che ha voluto compiere. Questo pellegrinaggio è una novità e una manifestazione delle sue intenzioni di Pastore. Se vogliamo poi considerare un monastero di clausura una periferia esistenziale non abbiamo torto ed è interessante vederlo sotto questa angolatura: troppi battezzati sono estranei alla pratica assidua e profonda della preghiera e a maggior ragione non comprendono la consacrazione nella verginità al Regno di Dio per la contemplazione. Gesù stesso dice: chi può capire capisca. 

La prima omelia di don Mimmo ieri è stato un commento profondo del Vangelo e mi ha consolato. Ecco il link: SANTA MESSA DI INIZIO MINISTERO PASTORALE DI S. E. MONS. DOMENICO BATTAGLIA | 2 febbraio 2021 - YouTube. (la proclamazione del Vangelo e l’omelia sono dal minuto 53 al minuto 1h26)

 

Prima Lettura  Ml 3,1-4

Entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate.

martedì 2 febbraio 2021

FAIR, FAITHFUL AND INFORMED, GIUSTI, CREDENTI E INFORMATI

 


In occasione del 100 anniversario della fondazione dell’agenzia ecclesiale di informazione americana C.N.S. (Catholic News Service) papa Francesco ha detto:


“specialmente in un’era in cui le notizie possono essere facilmente manipolate e la disinformazione largamente diffusa abbiamo bisogno di media che promuovano il dialogo e una comunicazione onesta tra individui e comunità, e aiutino le persone, specialmente i giovani, a distinguere il bene dal male, a sviluppare la capacità di giudizio fondata su una presentazione chiara e non distorta dei fatti ed apprezzare l’importanza di lavorare per la giustizia, la concordia sociale e il rispetto della nostra casa comune”.


Il motto di CNS “fair, faithful and informed” può essere il nostro: “giusti, credenti e informati”! Non trascuriamo con superficialità l'esigenza di formarci uno spirito critico capace di giudizio sano, di combattere le fake news e diffondere il buon profumo del Vangelo. Ci sono ancora troppe persone in parrocchia che, magari ingenuamente, vivono e annunciano una spiritualità distorta.  

lunedì 1 febbraio 2021

KERYGMA, FUTURO, COMUNITA': I TRE PUNTI DI PAPA FRANCESCO SULLA CATECHESI / Discorso di Papa Francesco per il 60° dell'Ufficio Catechistico Nazionale

 


Papa Francesco ha fatto un importante discorso ai vertici dei Vescovi italiani in occasione dei sessant'anni dell’Ufficio Catechistico Nazionale. Vi troviamo riflessioni molto confortanti da prendere assolutamente sul serio: creatività sinodale (insieme) nella Chiesa, col suo linguaggio, nella fedeltà al Kerygma. Stare nella Chiesa significa accettare in toto il Concilio Vaticano II. Mi ha colpito quando ho conosciuto il Cammino Neocatecumenale che si fosse conformato in tutto al Concilio. Quando il Papa chiede osservanza del Concilio perché è Magistero della Chiesa egli dice: “Dobbiamo in questo punto essere esigenti, severi. Il Concilio non va negoziato, … Per favore, nessuna concessione!”

Ma ci sono tante altre ricchezze in questo messaggio che vale la pena meditare. Buona lettura!


DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI ALL'INCONTRO PROMOSSO DALL'UFFICIO CATECHISTICO NAZIONALE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Sala Clementina Sabato, 30 gennaio 2021


Cari fratelli e sorelle,

vi do il benvenuto e ringrazio il Card. Bassetti per le sue cortesi parole. Ha ripreso le forze, grazie! Saluto il Segretario Generale, Mons. Russo, e tutti voi, che sostenete l’impegno della Chiesa italiana nell’ambito della catechesi. Sono contento di condividere con voi il ricordo del 60° anniversario della nascita dell’Ufficio Catechistico Nazionale. Istituito ancora prima della configurazione della Conferenza episcopale, esso è stato strumento indispensabile per il rinnovamento catechetico dopo il Concilio Vaticano II. Questa ricorrenza è un’occasione preziosa per fare memoria, rendere grazie dei doni ricevuti e rinnovare lo spirito dell’annuncio. A questo scopo, vorrei condividere tre punti che spero possano aiutarvi nei lavori dei prossimi anni.

Il primo: catechesi e kerygma. La catechesi è l’eco della Parola di Dio. Nella trasmissione della fede la Scrittura – come ricorda il Documento di Base – è «il Libro; non un sussidio, fosse pure il primo» (CEI, Il rinnovamento della catechesi, n. 107). La catechesi è dunque l’onda lunga della Parola di Dio per trasmettere nella vita la gioia del Vangelo. Grazie alla narrazione della catechesi, la Sacra Scrittura diventa “l’ambiente” in cui sentirsi parte della medesima storia di salvezza, incontrando i primi testimoni della fede. La catechesi è prendere per mano e accompagnare in questa storia. Suscita un cammino, in cui ciascuno trova un ritmo proprio, perché la vita cristiana non appiattisce né omologa, ma valorizza l’unicità di ogni figlio di Dio. La catechesi è anche un percorso mistagogico, che avanza in costante dialogo con la liturgia, ambito in cui risplendono simboli che, senza imporsi, parlano alla vita e la segnano con l’impronta della grazia.

Il cuore del mistero è il kerygma, e il kerygma è una persona: Gesù Cristo. La catechesi è uno spazio privilegiato per favorire l’incontro personale con Lui. Perciò va intessuta di relazioni personali. Non c’è vera catechesi senza la testimonianza di uomini e donne in carne e ossa. Chi di noi non ricorda almeno uno dei suoi catechisti? Io lo ricordo: ricordo la suora che mi ha preparato alla prima Comunione e mi ha fatto tanto bene. I primi protagonisti della catechesi sono loro, messaggeri del Vangelo, spesso laici, che si mettono in gioco con generosità per condividere la bellezza di aver incontrato Gesù. «Chi è il catechista? È colui che custodisce e alimenta la memoria di Dio; la custodisce in sé stesso – è un “memorioso” della storia della salvezza – e la sa risvegliare negli altri. È un cristiano che mette questa memoria al servizio dell’annuncio; non per farsi vedere, non per parlare di sé, ma per parlare di Dio, del suo amore, della sua fedeltà» (Omelia per la giornata dei catechisti nell’Anno della Fede, 29 settembre 2013).