Una scena, tre generazioni:
Anna la profetessa, privata circa 60 anni fa del sostegno del marito. Scopre che Dio è più grande del suo dolore, che la sua vedovanza non rende inutile e vuota la sua vita se si riempie del servizio del Signore e della preghiera affinché venga presto la sua consolazione per il popolo. Una vita trascurabile per il mondo e una lotta oscura e tenace nella fede. Ma la sua vita è una fiamma che rincuora e protegge e l’incontro con Gesù la rende missionaria di speranza.
I genitori di Gesù in tutto obbedienti alla legge del Signore.
Gesù che cresce e si fortifica come tutti i bambini però pieno di sapienza e con la grazia di Dio su di lui.
E noi?
Se tutte le persone vedove o anziane, o impedite fisicamente, colpite da qualunque malattia, potessero comprendere che la loro vita è preziosa per Dio e per gli altri, che la loro condizione può e deve diventare vocazione….
Se tutti i genitori avessero l’autorevolezza di chi obbedisce innanzitutto al Signore … è quasi evidente che i figli crescerebbero in età e sapienza perché la grazia di Dio sarebbe su di loro in modo privilegiato.
Dio ha scelto una coppia sterile dare inizio a un popolo segno, portatore delle sue promesse. La storia della salvezza in tutta la ricchezza delle sue varie dimensioni è fondamentalmente una successione di generazioni che sanno di essere responsabili di un'Alleanza che garantisce la presenza di Dio in mezzo a loro e la sua grazia.
A Guadalupe la Vergine Maria appare come se fosse nata da una coppia mista e dice a questi due popoli così diversi l’europeo e l’indio, il cui incontro è stato così violento: amatevi. E il modo più semplice e naturale per l’essere umano di amare e superare le divisioni è l’innamoramento, l’attrazione tra persone di sesso diverso, il desiderio di una famiglia e di dare la vita. E se in queste nuove famiglie la generazione dei nonni testimonia fino alla fine la fede, quella dei genitori obbedisce al Signore e ai suoi comandamenti, i figli cresceranno sani, diventando un popolo nuovo pieno di doni.
Dal Vangelo secondo Luca Lc 2,36-40