“Il lupo dimorerà con l’agnello”. La profezia di Isaia promette pace per tutti. La pace è l'anelito di tutte le persone semplici. Magari esse hanno brutto carattere, provocano anche tensioni, ma non hanno progetti di potere, non sarebbero capaci di varcare quel limite come fece Caino uccidendo Abele. Però, dopo l’attacco alle torri gemelli qualcuno notava che se molte persone sono sinceramente desiderose di pace, poche sono disposte ad impegnarsi per costruirla. San Charbel è uno di questi costruttori.
Cosa è successo nella sua anima? Se avesse avuto in mente un progetto di pace per il popolo, credo che si sarebbe impegnato nel mondo, avrebbe sviluppato strategie, modelli sociali, cercato di convincere le persone. Invece ha cercato solo Dio. Ha risposto alla voce che lo chiamava. Ha capito ciò che sappiamo tutti: Dio è tutto, da Dio viene tutto. E, al contrario di noi, ha agito di conseguenza, scegliendo Dio, nel silenzio, come Maria. Ma, lasciandosi totalmente plasmare dallo Spirito Santo, obbedendo, annullandosi, Maria è stata la persona più realizzata e insieme più efficace nel bene. Dicono che ad Aannaya, dove è vissuto e morto s. Charbel, si sente una natura abitata, riconciliata, pacificata. La sua intercessione potente, testimoniata da innumerevoli grazie e guarigioni, mostra l’efficacia della sua vita. Cominciamo a intuire allora il senso delle parole di Gesù e la sua esultanza: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio…». La vocazione di eremita è rara e molto particolare - sarebbe interessante approfondire questo aspetto - ma la santità alla quale siamo tutti chiamati consiste nel lasciare lo Spirito Santo amarci e guidarci: egli ci rivelerà i doni che portiamo nel profondo del cuore.
Mentre aneliamo alla pace, una pace degna soprattutto per i più deboli, speriamo che i “grandi” facciano la pace. Nella nostra impotenza preghiamo che i potenti si convertano. Invece Gesù esulta perché proprio a loro è nascosto quel segreto tanto semplice della sofferenza di ogni carne umana, della sua dignità sacra, della preziosità del suo figlio per ogni madre, anche la più povera. Questo ci scandalizza. Per lo meno è paradossale. Possiamo comprendere solo se accettiamo la visione di Dio sull’uomo e, concretamente su ciascuno di noi, il desiderio di Dio di voler abitare in me e farmi suo figlio e suo messaggero. Beati noi se vediamo Gesù ("Si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: "Signore, vogliamo vedere Gesù". (Gv. 12, 21; cf anche Gv. 20, 20), e se lo ascoltiamo.
Dal libro del profeta Isaìa Is 11,1-10