Caro Mons. Lefebvre dove avevi la testa quel giorno quando hai votato a favore della riforma della Liturgia?
Mons. Marcel Lefebvre (1905 - 1991) fu un religioso della Congregazione dello Spirito Santo (detti spiritani) missionario in Gabon, noto per il suo zelo, consacrato vescovo per il Senegal (Dakar) poi delegato apostolico per tutta l’Africa coloniale francese e anche Superiore Generale della sua Congregazione. Una grande personalità. Conservatore sul piano religioso e di (estrema) destra sul piano politico. Al Concilio Vaticano II ha votato sicuramente a favore della Costituzione sulla Liturgia, e anche altri documenti come Dignitatis Humanae sulla libertà religiosa anche se per qualcuno rimane il dubbio che per qualche documento la sua firma fosse stata messa solo come presa in visione del testo e non approvazione. Tutte queste ambiguità si ritrovano nel comportamento successivo di Lefebvre.
Ma partiamo dalla Liturgia, da Sacrosanctum Concilium (S.C.):
S.C., votata da Mons. Lefebvre, afferma che è necessaria una accurata e generale riforma della Liturgia. Oggi i lefebvriani celebrano secondo il Messale del 1962, promulgato prima di S.C. e della riforma che ne è seguita. Quindi dovrebbe essere una Liturgia che secondo loro stessi non è adatta ai tempi, va riformata come chiede S.C.. Ma non hanno proposto nessuna riforma. Affermano di difendere la “Messa di sempre”. Questo è falso in due modi: innanzitutto perché la Liturgia celebrata nei primi secoli cristiani a Roma è molto diversa da quella uscita dalla riforma del Concilio di Trento nel 1500. Vedi le Apologie di san Giustino che ci informano sul modo di celebrare a Roma della prima metà del II° secolo dopo Cristo. Inoltre il Messale del 1962 pur avendo la stessa impostazione del Messale di Trento non è quello promulgato da san Pio V. Ci sono state riforme, modifiche. La Liturgia evolve sempre.
I lefebvriani rigettano la riforma liturgica perché sarebbe “protestante”. Infatti sono scandalizzati dalla presenza di esperti di Liturgia protestanti nella Commissione di preparazione della Riforma liturgica. Uno degli intenti del Concilio secondo S.C. era “di favorire ciò che può contribuire all'unione di tutti i credenti in Cristo” (S.C. 1). Nulla di strano quindi che nella Commissione siano presenti esperti protestanti, ma non significa che questo abbia reso la Liturgia riformata protestante.
I lefebvriani ripetono continuamente che S.C. vuole che “L'uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini”. (S.C. 36). Quindi in pratica celebrando tutto in latino sarebbero più fedeli al Concilio della riforma che ne è uscita, come mi diceva un abate benedettino francese. Non solo la Chiesa va sempre avanti e le aperture del Concilio possono essere ampliate, ma S.C. stessa prevede queste aperture alle lingue nazionali. Nello stesso numero 36 si dice che “Dato però che, sia nella messa che nell'amministrazione dei sacramenti, sia in altre parti della liturgia, non di rado l'uso della lingua nazionale può riuscire di grande utilità per il popolo, si conceda alla lingua nazionale una parte più ampia, specialmente nelle letture e nelle ammonizioni, in alcune preghiere e canti, secondo le norme fissate per i singoli casi nei capitoli seguenti” (vedi altre parti di S.C., in particolare S.C. 54). Constata praticamente la grande utilità delle lingue nazionali, si è generalizzato il loro uso, molto semplicemente. Gli apostoli hanno annunciato il Vangelo e celebrato in greco che non dominavano perfettamente, e non in ebraico, perché la gente comprendeva il greco e non l’ebraico.
S.C. voleva la partecipazione “consapevole, piena ed attiva” dei laici. Celebrando secondo il Messale del 1962 questa auspicata partecipazione non c'è, ma piuttosto i laici sono secondo il testo stesso di S.C. come “spettatori estranei e muti” (S.C. 48). La riforma deve procurare una partecipazione “attiva e facile”.
Molte di queste aperture erano presentate in vista dei territori di missione e forse Mons. Lefebvre ha votato la S.C. in funzione di questo. Ma poi si è chiuso a riccio dopo il Concilio. Peccato che tutto questo lo abbia portato a un comportamento spesso ambiguo e ad uscire dalla Chiesa creando uno scisma e finendo scomunicato. Sono molto più cristiani i santi che, perseguitati in vita sono rimasti nell’obbedienza alla Chiesa e alla fine la loro opera profetica ha portato molto più frutto.

Firmo' tutte le costituzioni poi di ribello'.I tradizionalisti lo venerano come un santo ma in base a cosa?
RispondiEliminaI Lefebvriani continuano a distinguersi per **incoerenza dottrinale, opportunismo ecclesiale e una sorprendente ignoranza teologica mascherata da difesa della Tradizione. La Chiesa è stata fin troppo paziente con loro e come ricambiano la fiducia ricevuta? Con l’ennesimo atto di disobbedienza. Si preparano infatti a ordinare nuovi vescovi contro la volontà del Papa, ripetendo lo stesso gesto che nel 1988 provocò la frattura. È quasi grottesco vedere i siti filo tradizionalisti affannarsi a sostenere che la Fraternità non sia scismatica: argomentazioni deboli, che non reggono alla minima analisi canonica. Papa Francesco aveva concesso loro gesti di misericordia e aperture pastorali, ma come già accaduto in passato, la risposta è stata una nuova pugnalata alle spalle. A questo punto, la Chiesa non deve inseguirli né implorarli: se non desiderano vivere nella comunione cattolica, vadano pure per la loro strada. Quanto alle loro tesi sulla riforma liturgica, esse sono prive di fondamento storico e consistenza teologica. Sono costruzioni ideologiche, non Tradizione; narrazioni semplificate che ignorano secoli di sviluppo liturgico e il magistero della Chiesa. In una parola: favolette ridicole.
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