domenica 30 marzo 2025

COSA SALVA IL FIGLIOL PRODIGO DALLA DISPERAZIONE? LA PARABOLA DEL PADRE MISERICORDIOSO / IV Dom di Quaresima, C, 2025.


San Paolo supplica in nome di Dio: approfittate della fortuna immensa che vi viene offerta, essere riconciliati con Dio. C'è forse cosa più desiderabile? Sembra strano dover supplicare. Eppure, anche nella parabola il Padre supplica suo figlio maggiore di entrare per fare festa. Ma lui rifiuta.

Cosa può impedirmi di vivere con gioia una vita di amicizia e amore con Dio?

Gli idoli, l’inganno che facendo di testa mia sarò più felice, approfitterò di più della vita. La vergogna di dover riconoscere che ho sbagliato e dovrò chiedere perdono. La non conoscenza di Dio e la paura di essere accolto male. E, infine, l’impressione che Dio è mio debitore e mi tratta male. In fondo i due fratelli, in modi diversi sono uguali: il più giovane pensa che il Padre non gli propone una vita veramente felice con i suoi comandamenti che gli pongono limiti, il maggiore pensa che in cambio della sua obbedienza ai comandamenti, il Padre non gli propone una ricompensa (una vita) che lo renda realmente felice, soddisfatto. Sono due egoisti e materialisti.

Solo la constatazione di aver fallito e di non avere altre soluzioni spinge il più giovane a ritornare. Ma poteva disperarsi e morire lontano dal padre. Lo salva la coscienza di avere un padre. Direttamente o indirettamente, egli menziona 5 volte il suo legame con lui. L’altro figlio nemmeno una volta. 

Impariamo ancora. Dio ama in un solo modo: assoluto, incondizionato. Previene il figlio perduto correndogli incontro appena lo vede in lontananza. … Corre incontro all’altro figlio (perduto anche lui) e lo supplica, loda il suo lavoro, gli ricorda i suoi diritti all’eredità, gli fa capire che è convinto che abbia buoni sentimenti nel cuore…

Ma per stare nella casa del padre bisogna in qualche modo aprirsi al suo modo di vedere e di amare. Il figlio più giovane non ha più pretese e si lascia amare, lascia da parte la sua idea della giustizia, la sua ultima giustificazione: “Trattami come uno dei tuoi salariati”. Il figlio maggiore entrerà se lascia da parte la sua idea della giustizia e accetta quella del padre: “bisognava far festa e rallegrarsi… “.



Prima Lettura Il popolo di Dio, entrato nella terra promessa, celebra la Pasqua.

Dal libro di Giosuè Gs 5,9a.10-12  

 In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto».

Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico.

Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno.

E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan. 


Salmo Responsoriale  Dal Sal 33 (34)  R. Gustate e vedete com'è buono il Signore.

Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore: i poveri ascoltino e si rallegrino. R.

Magnificate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome. Ho cercato il Signore: mi ha risposto e da ogni mia paura mi ha liberato. R.

Guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire. Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce. R.


Seconda Lettura  Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 2Cor 5,17-21

Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.

Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.

In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.

Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.


Acclamazione al Vangelo  Lode e onore a te, Signore Gesù! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te. (Lc 15,18) Lode e onore a te, Signore Gesù!

Vangelo Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.

Dal Vangelo secondo Luca Lc 15,1-3.11-32

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 

Ed egli disse loro questa parabola: 

«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».


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