lunedì 5 ottobre 2026

QUANDO IL VANGELO SEMBRA ACCUSARE DIO STESSO / XXVII sett. T.O., pari. 5-10-2026.

 



Il dottore della Legge chiede con esattezza teologica: “cosa devo fare per ereditare la vita eterna?” (Il tale ricco dice: cosa devo fare per AVERE la vita eterna? Marco 10,17). Gesù gli chiede di rispondere lui stesso visto che conosce la Legge e la insegna agli altri : «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?» (Al tale ricco invece risponderà: “tu conosci il comandamenti” e lo aiuta ripetendoli, caso mai li avesse dimenticati). È importante anche la precisazione di Gesù : “come leggi?”. Cioè come interpreti, a quale conclusione ti portano i tuoi studi? Il dottore risponde bene, eppure Gesù rovescia la sua visione. 

Conosciamo la parabola del buon samaritano e l’invito che rivolge a tutti noi: farci prossimi. Ma ci sono momenti in cui tutto sembra insufficiente. Questa mattina abbiamo celebrato il funerale di un uomo di 58 anni, senza vizi, vittima di un aneorismo imprevedibile dal quale malgrado l’intervento dei medici non si è rialzato. Si rimane senza una spiegazione. E soprattutto questo Vangelo sembra accusare Dio stesso. C'è stato il buon samaritano, la locanda, cioè l’ospedale… perché non è guarito malgrado l’età giovane e la buona salute? Non abbiamo spiegazione.

Abbiamo solo una risposta: Cristo morto e risorto. Cristo che ha condiviso la nostra condizione fino alla morte, fino al supplizio della croce, ma ha vinto la morte rialzandosi il terzo giorno e rendendoci partecipi della sua vita immortale, ricapitolando in sé stesso tutta la Storia e ciascuna nostra vita individuale. Lì dove la nostra intelligenza, i nostri ragionamenti non arrivano, l’appoggiarci in Cristo supera ogni contraddizione e dona la pace. Questo Vangelo, questa Buona Notizia, è ciò che per nessun motivo dobbiamo perdere, perché non abbiamo nessun’altra risposta di fronte al mistero di un Dio amore che permette la sofferenza e la morte. Non ha guardato la nostra sofferenza dall’alto, a distanza, l’ha vissuta, l’ha attraversata, l’ha trasformata. Molti santi con il loro sì quotidiano, hanno dimostrato che questa risposta è reale, la loro luce continua ad illuminarci. Questo fratello è morto mentre celebravamo san Francesco che, totalmente trasformato da questa Buona Notizia, rendeva grazie per tutte le creature, non aveva più nemici ma fratelli e nella morte stessa una sorella.  

Mi piange il cuore quando vedo i tradizionalisti difendere le loro tradizioni abusando di questa frase di san Paolo: “se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!”  Qual è la Buona Notizia? Qual è il Vangelo? forse tradizioni, riti, regole dalla cui osservanza rigida proprio Gesù è venuto a liberare gli uomini? Infatti “ci ha resi ministri adatti di una Nuova Alleanza, non della lettera ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito dà vita”. (2 Corinzi 3, 6). Il Vangelo è il sole della risurrezione che risplende nella Storia e dona un senso ad ogni vita, ogni gioia, speranza, tristezza e angoscia, "dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono" (vedi Gaudium et spes 1.).


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati  Gal 1,6-12

Fratelli, mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro vangelo. Però non ce n’è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo.

Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!

Infatti, è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!

Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.


Alleluia, alleluia. Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore: come io ho amato voi,  così amatevi anche voi gli uni gli altri. (Gv 13,34) Alleluia.

Dal Vangelo secondo Luca  Lc 10,25-37

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».


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