mercoledì 14 gennaio 2026

PAPA LEONE SCRIVE ALLA PARROCCHIA DI SAN CASTRESE! .... / 14 gennaio 2026.



Il Papa scrive alla parrocchia di san Castrese !?!? 

Veramente, di preciso, no. Risponde invece alla lettera di una catechista svizzera, Nunzia (di Laufenburg una cittadina di 620 abitanti sul fiume Reno), ma la sua situazione non è così lontana dalla nostra. Cosa dice? Nel suo piccolo comune, la generazione dei nonni con fede cattolica è ormai scomparsa. Ci sono i figli presi da tutto tranne che dalla fede e dalla sua trasmissione ai nipoti. A messa ci sono solo anziani. E, dice Nunzia : “mai come quest’anno… , (invitando al catechismo) ho ricevuto risposte tipo: “mio figlio preferisce andare al nuoto”; “mia figlia studia pianoforte”; “mio figlio non vuole venire alla catechesi perché non ne ha voglia”. Scrive ancora: “I ragazzi preferiscono guardare ore e ore il cellulare o andare alle feste”. 

Non sembra molto diverso da ciò che viviamo in Italia e anche qui in parrocchia. Il Papa costata in effetti che "La situazione nella quale Lei vive non è diversa da quella di altri Paesi di antica cristianità" ma la incoraggia: "Le ore dedicate alla catechesi non sono mai buttate via, anche se i partecipanti sono pochissimi. Il problema è la mancanza di coscienza nel sentirsi Chiesa … membra vive del Corpo di Cristo, tutti con doni e ruoli unici, e non dei fruitori del sacro, dei sacramenti, magari per mera abitudine". Lo diceva già don Tonino Bello: “siamo forti consumatori di sacro, ma mediocri protagonisti di santità”. E, oggi, forse nemmeno grandi consumatori di sacro. Aggiunge il Papa : "Come cristiani, abbiamo sempre bisogno di conversione. E dobbiamo cercarla insieme". Ma Cristo è risorto e il suo amore non ci abbandona:  "è il Cuore di Cristo, sempre spalancato". Se hai incontrato il Cristo vivo, risorto dai morti, entri nei suoi sentimenti e  "Quello che si può fare è testimoniare la gioia del Vangelo di Cristo, la gioia della rinascita e della resurrezione". 

Ecco, i sacramenti sono sacramenti della fede. Senza la fede non puoi vedere Dio in semplici segni e parole come il pane, il vino, le vesti liturgiche o i ministri. Cosa chiama alla fede? Segni leggibili da tutti, cioè che la presenza di Gesù risorto nella tua vita la cambia, la riempie, le dona senso per usare i tuoi doni e valore nei momenti difficili. Se chiedi al Signore di guidarti, lui si farà incontrare, ti darà la fede e potrai cominciare a vivere il Vangelo. Ma se non vivi il Vangelo e ti comporti come quelli che non credono, come puoi trasmettere la fede? È una sfida sempre aperta per tutti noi.

 Si dice che le generazioni più anziane avevano fede a differenza dei figli e nipoti. È proprio così? Sto incontrando sempre più persone anziane depresse perché, benché dicano di avere molta fede, la loro vita è stata tutta centrata sul fare delle cose, lavorare, occuparsi della famiglia... Una volta che per malattia, anzianità, o altri motivi, non possono più fare tutto questo, ecco che non hanno più motivazioni per vivere, non trovano più senso alla loro vita. Certamente malattia, vecchiaia e morte sono eventi pesanti per chiunque e “scatenano una lotta lunga la spaccatura che ciascuno di noi porta in sé” (cito a memoria un poema di Karol Wojtyla intitolato “la riva dell’autunno”). Ma chi ha una fede viva sa che i momenti più scuri sono la porta stretta che purifica, che la sua vita ha valore, che questa fase prepara la risurrezione, che amare Dio e il prossimo fino alla fine porta frutto, è una testimonianza preziosissima.  

Il Papa: nella Chiesa il problema non sono i numeri, ma il "sentirsi Chiesa" - Vatican News

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