Conclusione
Annunciare a tutti Gesù nostra Salvezza oggi
121. La celebrazione dei 1700 anni del Concilio di Nicea è un pressante invito rivolto alla Chiesa perché riscopra il tesoro che le è stato affidato e vi attinga per condividerlo con gioia, in un rinnovato slancio, e perfino in una «nuova tappa dell’evangelizzazione». [185] Annunciare Gesù nostro Salvatore a partire dalla fede espressa a Nicea, così come è professata nel Simbolo di Nicea-Costantinopoli, significa anzitutto lasciarsi stupire dall’immensità di Cristo, così che tutti ne siano meravigliati, rianimare il fuoco del nostro amore per il Signore Gesù, così che tutti possano ardere d’amore per lui. Nulla e nessuno è più bello, più vivificante, più necessario di lui. Dostoevskij lo dichiara con forza: «Ripongo in me il simbolo della fede nel quale per me è tutto limpido e santo. Questo simbolo è molto semplice, ed è questo: credere che non ci sia niente di più bello, profondo, disponibile, sensato, coraggioso e perfetto di Cristo».[186] In Gesù, homooúsios al Padre, Dio stesso viene a salvarci, Dio stesso si è legato all’umanità per sempre, al fine di portare a compimento la nostra vocazione di esseri umani. In quanto Figlio Unigenito, ci conforma a sé come figli e figlie amati dal Padre per la potenza vivificante dello Spirito Santo. Coloro che hanno visto la gloria (doxă) di Cristo la possono cantare e lasciare che la dossologia si trasformi in annuncio generoso e fraterno, cioè in kerigma.
122. Annunciare Gesù nostra salvezza a partire dalla fede espressa a Nicea non porta a ignorare la realtà dell’umanità. Non distoglie dalle sofferenze e dagli scossoni che tormentano il mondo e oggi sembrano compromettere ogni speranza. Al contrario, essa si confronta con queste difficoltà confessando la sola redenzione possibile, acquistata da colui che ha conosciuto fino in fondo la violenza del peccato e del rifiuto, la solitudine dell’abbandono e la morte e che, dall’abisso del male, è risuscitato per portare anche noi nella sua vittoria fino alla gloria della risurrezione. Questo annuncio rinnovato non ignora neppure la cultura e le culture, ma, al contrario, anche qui con speranza e carità, si mette al loro ascolto e si arricchisce di queste, mentre le invita alla purificazione e le eleva. Entrare in una simile speranza esige senz’altro una conversione, ma anzitutto da parte di colui che annuncia Gesù con la vita e la parola, poiché questa speranza significa rinnovamento dell’intelligenza secondo il pensiero di Cristo. Nicea è il frutto di una trasformazione del pensiero che è implicata e resa possibile a un tempo dall’evento Gesù Cristo. Parimenti, una nuova tappa dell’evangelizzazione non sarà possibile che da parte di coloro che si lasciano rinnovare da questo evento, da parte di coloro che si lasciano coinvolgere dalla gloria del Cristo, sempre nuovo.
[185] Francesco, Cost. Ap. Veritatis gaudium, 8 dicembre 2017, 3.
[186] Lettera 61, «A Natalia Dmitrievna Fonvizina, fine gennaio – fine febbraio 1854, Omsk», in F. Dostoevskij, Lettere, a cura di A. Farina, a cura di A. Farina, trad. di G. De Florio, A. Farina, E. Freda Piredda, Il Saggiatore, Milano 2020, pp. 220-221.

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